Racconti

Il fazzoletto

Mario era un uomo molto ricco e dotato di grande prestigio, aveva tutto quello che si poteva desiderare: macchine, case, soldi. Era rispettato e temuto da tutti. C’era, tuttavia, una cosa che gli mancava: l’amore. Certo, era sposato con una bellissima donna, ed era circondato da decine di persone che si dichiaravano suoi amici, ma dentro di sé sapeva che tutto era dovuto al suo potere e al suo denaro. Aveva scelto di sposarsi con una donna bellissima, che aveva anche dimostrato di essere molto intelligente, ma era convinto che, come tutti gli altri, lei gli stesse vicino solo per il suo denaro e il suo potere. 

Una mattina, uscendo di casa, decise di fare due passi prima di andare al lavoro. Fu fermato da un vecchio uomo che lo chiamò per nome e gli propose l’acquisto di una scatola contenente quello che, a suo dire, era un fazzoletto magico. Gli avrebbe dato infatti il potere di capire se i sentimenti delle persone nei suoi confronti fossero sinceri, compreso l’amore di sua moglie. Mario sorrise con condiscendenza, quell’uomo gli aveva ispirato simpatia, anche se non aveva certo creduto a quello che gli aveva detto. Il vecchio lo guardò negli occhi senza abbassare mai lo sguardo, sorrise e poi gli disse: “Non mi crede, lo so, ma io sono sicuro di ciò che dico, e non voglio essere pagato subito. Lei l’adoperi, guardi se funziona e poi ne riparleremo. Non è lei che si deve fidare, bensì io. E io mi fido”. 

Mario rimase sorpreso, quindi lo assecondò: “E come funzionerebbe questo fazzoletto?” Il vecchio signore sorrise ancora: “È presto detto. Questo fazzoletto per funzionare ha bisogno di asciugare le lacrime di tre persone che piangano per amore. Su questo non ci sono deroghe né alternative, scappatoie o trucchi”. Mario lo guardò stupito: “E come faccio a sapere se sono lacrime d’amore, se io stesso non so capire se chi mi sta accanto mi vuole bene?” Il vecchio rispose evasivo: “È l’unica condizione. Devono essere lacrime d’amore, non importa di chi, ma devono essere vere lacrime d’amore e, se lo sono, lei a quel punto capirà. Per il pagamento, non si preoccupi, al momento giusto mi farò vivo io”. 

Il vecchio signore gli lasciò la scatola con il fazzoletto. Mario continuò a pensare tutto il giorno a quello che era successo, e non riusciva a darsi una spiegazione. Uno scherzo, un truffatore, un semplice anziano svitato? Però lo aveva chiamato per nome… Come faceva a sapere come si chiamava? Magari era una persona che aveva incontrato in precedenza, e ora non se lo ricordava… Alla fine decise di provare a dargli credito. In fondo non costava nulla. Certo non era un compito che poteva affidare a qualcun altro, neanche a uno dei suoi uomini più fidati, era una cosa che avrebbe dovuto fare di persona. 

Quella sera rientrò tardi, e sua moglie era già a dormire. Spesso Mario rientrava tardi. I primi tempi la moglie lo aspettava, poi aveva smesso, come aveva smesso di fare molte altre cose. La mattina seguente si era svegliato prestissimo ed era andato via senza svegliare la moglie, come spesso succedeva. Verso metà mattina avvisò che sarebbe uscito e che per due ore non sarebbe stato reperibile. Da dove cominciare? Vagò senza meta, cercando di capire dove avrebbe potuto trovare una persona innamorata e che, per qualche motivo, potesse piangere in sua presenza. Non solo, ma lui avrebbe dovuto poi asciugarle le lacrime. Era un’impresa, a pensarci bene, quasi impossibile. 

Mario si ritrovò, così, davanti al cimitero, dove erano sepolti i suoi genitori. Non aveva mai avuto un buon rapporto con loro. Assenti, sarebbe stato il termine giusto. Certo gli avevano lasciato una fortuna, ma a livello d’affetto erano stati completamente assenti. Erano anni che non andava a visitare le loro tombe, ma non si sentiva in colpa; e poi c’era un incaricato lautamente pagato che doveva tenerle a posto. 

Mario era entrato e aveva girovagato per un po’, quindi aveva notato una vecchietta intenta a prendersi cura di una tomba: sembrava parlare come se ci fosse qualcuno. Mario osservò bene, ma la vecchietta era sola. Si avvicinò e la signora gli sorrise: “Non pensi male, non sono matta, ma mi piace parlargli come se fosse vivo. È mio marito, vengo qui ogni giorno, e gli parlo così come facevo quando era ancora vivo. Mi fa stare bene, sa, siamo stati insieme per sessant’anni, lei non ci crederà, ma non c’è stato un giorno in cui non ci siamo amati, e guardi che la nostra vita non è stata facile anzi, ma nella nostra storia non è mancato mai l’amore”. 

Quindi l’anziana donna si era messa a raccontare del loro primo incontro, di quando lui le aveva detto ti amo per la prima volta, della guerra, e via via, tutta la loro vita, la nascita dei figli e la morte di uno di loro. Mario non ricordava di aver mai ascoltato qualcuno per così tanto tempo, ma si era accorto che ascoltare quella donna gli faceva bene al cuore. L’anziana, a un certo punto, parlando dell’amore che l’aveva unita al marito, aveva iniziato a piangere. Poiché aveva le mani occupate dai fiori, Mario, senza neanche accorgersene, aveva tirato fuori dalla tasca il fazzoletto e le aveva asciugato le lacrime. La vecchietta poggiò i fiori e lo abbracciò, ringraziandolo per averla ascoltata. Mario insistette chiedendole se avesse bisogno di qualcosa, ma la vecchietta declinò: “No grazie, la ringrazio per avermi ascoltato, saper ascoltare è un dono che pochi posseggono”. 

Mario tornò in ufficio. Aveva pensato a sua moglie per tutto il tempo, chiedendosi da quanto tempo non si parlassero, da quanto non si fosse fermato ad ascoltarla davvero. Poi si era chiesto se, in effetti, avessero mai parlato. La vecchietta gli aveva raccontato dei figli come il dono più bello che la vita potesse donare, e si era ricordato che sua moglie avrebbe sempre voluto un bambino, ma che lui aveva tergiversato, continuando a dire che era meglio aspettare un po’. 

Preso da un impulso incontrollabile telefonò a sua moglie, e quando lei gli rispose, non sapendo esattamente cosa dire, rimase un attimo in silenzio, quindi le domandò se si sarebbero visti quella sera, ma lei gli ricordò che proprio quella sera ci sarebbe stata la serata di beneficenza, e che lui aveva un impegno di lavoro. Il ricordo dei suoi gravosi impegni s’impadronì completamente dei suoi pensieri, e Mario, bofonchiando qualcosa di simile a un saluto, chiuse la conversazione. 

(continua) Il fazzoletto (seconda parte)

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8 risposte a "Il fazzoletto"

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