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Notebook: La gelosia

Sono stata figlia unica per 6 anni, probabilmente i più belli della mia vita, ma non me li ricordo. Che ci crediate o no, non ho nessun ricordo della mia vita antecedente alla nascita di mia sorella. Dopo, invece, ricordo tutto. Ricordo il dolore di ogni carezza che le faceva mia madre, la rabbia che provavo quando la nuova arrivata attaccava a piangere e mi rubava le attenzioni che prima erano solo mie. Avevo solo 6 anni, eppure ho smesso di essere una bambina. Da quel giorno sono diventata la sorella maggiore, anzi la più grande, come diceva mia madre. Non potevo fare capricci, perché ero la più grande, dovevo dare il buon esempio, perché ero la più grande, non potevo nemmeno più usare i miei giocattoli, perché ormai ero grande e dovevo passarli a lei, mia sorella. Di colpo ero diventata adulta, o almeno ci si aspettava che mi comportassi come tale. E avevo solo 6 anni.

Mi rivolgo a tutte le mamme in attesa di un secondo figlio. Non credete agli psicologi: vi diranno che il figlio più grande può avere manifestazioni di gelosia, come improvvisi attacchi di rabbia, o potrebbe ricominciare a bagnare il letto, anche se è ormai grandicello. Balle. Io ero la bambina più buona e ubbidiente che si sia mai vista, mai un capriccio, un pianto, uno scatto d’ira. Bravissima a scuola. Mai bagnato il letto. Eppure ho sofferto terribilmente di gelosia. Piangevo, senza farmi vedere, ed ero così brava che mia madre non se n’è mai accorta.

Passata l’età dei giocattoli, è arrivata l’età dei ragazzi. E qui devo dire che ho avuto la mia rivincita. Senza falsa modestia, devo ammettere che ho sempre avuto ragazzi intorno. Non ho mai capito chi si vanta di essere bella, né chi si vergogna di non esserlo. Non è un merito, è solo questione di fortuna. Ho avuto la fortuna di assomigliare a mio padre che, nonostante fosse meridionale di nascita, era biondo con gli occhi azzurri. Pare ci siano ascendenze normanne in famiglia. Fatto sta che io sono venuta fuori bionda, occhi azzurri e carnagione chiara. Da mia madre ho preso il fisico, sufficientemente prosperoso nella parte alta e nei punti giusti… Insomma, come dicevo, i ragazzi non mi mancavano. Mia sorella invece assomigliava a una cugina di mio padre, soprannominata laria, che nel dialetto originario della sua città significa “brutta”. In più, era piatta come una tavola da surf. Così l’adolescenza è trascorsa con lei che piangeva e io che la consolavo, dicendole che prima o poi avrebbe incontrato qualcuno anche lei. In realtà non ci credevo tanto, ma crescendo mi ero affezionata a mia sorella, ora le volevo bene, e speravo davvero che potesse essere felice.

Finita l’adolescenza, è arrivata la vita vera, il lavoro e il matrimonio. E qui è rispuntata la gelosia. Mia sorella è stata fortunatissima: ha trovato un uomo meraviglioso, che ancora oggi, dopo 20 anni di matrimonio, le porta la colazione a letto tutte le mattine, e ogni tanto torna a casa con un mazzo di fiori, così, senza un motivo, solo per vederla sorridere. O mentre è in ufficio, le manda un sms per dirle che gli manca, come un adolescente. Io invece, con i miei capelli biondi e gli occhi azzurri, ho avuto la sfortuna di incontrare uno degli uomini peggiori che si possano immaginare. Egoista e prepotente. Pessimo carattere di base e l’alcool non l’ha migliorato di certo. Non fraintendetemi, sono felice per mia sorella, non augurerei a nessuno l’inferno che ho vissuto io. Ma la gelosia, si sa, è una brutta malattia, difficile da curare.

Poi un giorno sono guarita, improvvisamente.

La mamma si è ammalata e ha avuto bisogno di assistenza. Con mia sorella abbiamo deciso di non prendere badanti o infermiere, ma di occuparci personalmente di lei. Eravamo due, e cominciammo ad alternarci, un giorno per uno, in modo che non restasse mai sola. Un pomeriggio, in un raro momento di lucidità, mia madre mi ringraziò per quello che stavamo facendo, disse che capiva quale sacrificio fosse per noi, che avevamo già le nostre famiglie a cui pensare. Naturalmente le dissi che le volevamo bene, che per noi non era un peso, e lo facevamo volentieri. Lei mi rispose dicendo: “Tu sì, lo so che sei buona, sei buona dentro, nell’anima. Sei come tuo padre, generosa, altruista, lo sei sempre stata. Tua sorella non è che sia cattiva, ma ha sempre messo se stessa prima di chiunque altro”. Poi continuò dicendo che mi voleva bene, che ero stata la sua consolazione, una bravissima figlia, che le avevo dato solo soddisfazioni ed era fiera della persona che ero diventata. Potete immaginare quanto piacere mi fece sentirle dire quelle parole. Tutta la mia gelosia improvvisamente mi sembrò così stupida, la mia sofferenza così inutile e assurda. Poi mi venne un dubbio. Negli ultimi tempi mia madre non era più molto lucida. Per un attimo pensai che potesse avermi scambiato per mia sorella, che magari non mi avesse riconosciuto. Esitai, perché non ero sicura di voler sapere la verità. Poi di colpo, senza pensarci, le dissi: “Mamma, lo sai chi sono io?”. Lei sorrise, con uno di quei sorrisi che ti illuminano gli occhi, e accarezzandomi il viso mi disse: “Certo che lo so. Sei la mia Lilì”. Non mi chiamava più così da quando ero bambina, da prima che nascesse mia sorella.

Quella è stata l’ultima volta che ho visto sorridere mia madre, e so che quel sorriso era solo per me.

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14 risposte a "Notebook: La gelosia"

  1. silvia ha detto:

    Purtroppo penso che la gelosia tra sorelle o anche fratelli sia più che normale, non ci si può fare niente e a volte continua per sempre, io sono stata figlia unica e sono stata contenta così 😉

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  2. Io sono la prima di tre sorelle e come dici tu ero sempre la più grande. Un giorno dissi a mia madre che se io a 10 anni ero già grande, come mai mia sorella a 10 era ancora piccola? Così smise di dirlo. Però io volevo bene alle mie sorelle e se una cosa mi faceva soffrire speravo che a loro non capitasse. Se punivano me non volevo che punissero loro.

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