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Notebook: La bellezza

L’altro giorno mi è capitato di pensare al valore che diamo all’aspetto esteriore delle persone, ed è innegabile che, soprattutto oggi, gliene diamo forse troppo. Tutti, uomini e donne. E’ il primo biglietto da visita, ed è chiaro che tutti siamo attratti istintivamente da un bel viso o da un bel corpo. Sono sicura che tante ragazze (e anche ragazzi) quando si guardano allo specchio si sentono imperfetti, e da questo deriva poi un’insicurezza che rischia di minare il loro rapporto con gli altri, ma anche con se stessi.

Parlando della mia gelosia nei confronti di mia sorella, l’ultima volta, ho raccontato di come io l’abbia superata nell’età dell’adolescenza, quando mi sono resa conto di aver avuto la fortuna (perché solo di questo si tratta) di avere un bell’aspetto. In quel momento mi sembrava di avere il mondo in tasca, e non nego che sia piacevole richiamare l’attenzione. Ma sulla lunga distanza, ho scoperto che non era poi una gran fortuna.

Crescendo, mi sono resa conto che le attenzioni che attiravo non valevano granché, e distoglievano l’interesse da cose più importanti. I ragazzi che mi giravano intorno guardavano solo l’involucro, ma a nessuno interessava vedere cosa ci fosse dentro. Ho cercato di spiegare al mio coinquilino l’umiliazione di non essere ascoltata, quando tu parli e loro ti guardano solo la scollatura, mentre non gliene frega niente di quello che dici. Non che io avessi grandi concetti da trasmettere, intendiamoci, pensieri profondi o filosofici. Ma era lo stesso: qualunque cosa dicessi, non faceva differenza, e se ridevano alle mie battute, era solo per compiacermi, magari nella speranza di portarmi a letto.

E qui veniamo all’aspetto peggiore. E’ vero che quando sei esteticamente gradevole attiri su di te l’attenzione dei maschi, ma chiedetevi un attimo con quali intenzioni? Quello che gli passava per la testa era evidente, non si sforzavano neppure di nasconderlo, non so se mi spiego. E quando si rendevano conto che non ero una che la dava via facile, pufff…. sparivano in una nuvola di scuse pietose, prima ancora che io potessi spiegare perché. Il NO era come il segnale dello starter nei cento metri. Scomparsi all’orizzonte. E non li vedevi più. Neanche mi salutavano per la strada, ero già stata depennata dalla loro rubrica, probabilmente con la scritta lesbica vicino al nome, tanto per non ferire il loro amor proprio. Ricordo un solo ragazzo che rimase ad ascoltare la mia spiegazione, e quando ebbi finito di raccontare che avevo dei valori, che i rapporti occasionali non mi interessavano, che consideravo la verginità (non ridete) una cosa preziosa, mi disse che ero una ragazza eccezionale, che si riteneva fortunato ad avermi incontrato, che gli piacevo tantissimo e che era d’accordo con me. Poi disse anche che mi avrebbe richiamato.

Non so voi, io non l’ho più sentito. Ma non me ne sono certo fatta un problema. Uomini così, meglio perderli che trovarli.

Purtroppo però c’è un aspetto anche peggiore nella bellezza. A volte intimidisce. Ai tempi del liceo avevo una cotta terribile per un compagno di classe che non era proprio bellissimo, anzi, diciamo pure che non era bello: mingherlino, non molto alto, occhiali e orecchie a sventola, più qualche dente che andava un po’ dove gli pareva. A me piaceva tantissimo, perché era simpatico, sempre la battuta pronta, e poi era gentile, il tipo che ti apriva la porta per farti passare o che ti portava lo zaino sulla bici. Mai una parolaccia, un commento volgare. Insomma un bravo ragazzo. Se penso chi ho finito per sposare, mi viene la nausea, ma questa è un’altra storia. Io ero stracotta di lui, e lui non mi vedeva neanche. O almeno così credevo allora.

Ci siamo rivisti qualche anno fa ad una rimpatriata di ex compagni di scuola, e lui, ridendo e scherzando come sempre, tra una battuta e l’altra, mi fa: “Sai che al liceo sono stato cotto di te per cinque anni?” . “E perché non me lo hai mai detto?” ho risposto sorpresa. “Perché ero sicuro che mi avresti riso in faccia. Ti pare che una bella come te poteva prendere in considerazione uno sfigato come me?”. Mi è venuto da piangere, giuro. Non gli ho detto nulla, perché sarebbe stato male anche lui. Chissà come sarebbe andata…. Chissà come sarebbero state diverse le nostre vite… Non lo sapremo mai. Lui non si è mai sposato e io… lasciamo perdere, ve lo racconto un’altra volta. Ed è stata tutta colpa della bellezza.

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4 risposte a "Notebook: La bellezza"

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