Notebook

Notebook 2: Anna

Sabato pomeriggio, sono circa le 3, sento suonare alla porta, non aspetto nessuno, ho appuntamento con i miei amici verso le sei. Vado ad aprire e mi trovo Anna in lacrime davanti alla porta. Era da molto che non la vedevo e ho fatto quasi fatica a riconoscerla, a quell’età si cambia continuamente.
“Puoi farmi entrare, o devo continuare a piangere qui dove tutti mi possono vedere?”. “Entra pure, ma che succede?”. Anna è entrata, continuando a piangere. “Allora si può sapere cosa è successo?” chiedo di nuovo con insistenza. “Mio padre vuole separarsi, ha un’altra donna, vuole lasciarci” dice lei tra i singhiozzi, continuando a piangere. Mi è venuto in mente il dolore che avevo provato quando era toccato a me, e l’effetto dell’abbraccio di mia nonna, così l’ho abbracciata istintivamente, senza pensarci troppo. Credo sia stata la prima volta che la toccavo. Anna si è stretta a me e ha pianto ancora più forte. Le ho accarezzato la testa, cercando di consolarla. Siamo rimasti abbracciati non so quanto tempo, in realtà non sapevo cosa dirle. Poi ha cominciato a raccontarmi che i suoi (ovvero suo padre e nostra madre) le avevano parlato della separazione, così era scappata di casa, e aveva pensato di venire da me perché queste sono cose di famiglia; e io ero suo fratello che volessi o no. Non mi è sembrato il momento di controbattere. Ho pensato subito alla preoccupazione di mia madre, che sicuramente era in pena, così le ho telefonato per tranquillizzarla, dicendole che Anna era con me, di prendersi tutto il tempo che le serviva per sistemare le cose. Anna sarebbe rimasta con me.

In quel momento non mi sono reso conto che di lì a poco tutta la mia vita sarebbe cambiata.

Anna fu un ciclone, entrò nella mia vita con la sua incontenibile vitalità, e la stravolse completamente. Quella sera stessa fui costretto a portarmela dietro. Matteo e Gianni vedendomi arrivare con quella ragazzina si divertirono parecchio a prendermi in giro. Matteo disse “Carina, ma non è un po’ piccola per te?” invece Gianni chiese se non avesse delle amiche, che a lui le ragazzine erano sempre piaciute. Lei si presentò sfacciatamente, prima che io potessi parlare: “Sono sua sorella”. Matteo e Gianni mi guardarono stupiti “Ma non eri figlio unico?”. Anna quella sera dormì da me, mia madre e suo padre la vennero a prendere la domenica sera. Mia madre mi ringraziò, gli dissi che se avesse avuto bisogno io c’ero, lei mi abbracciò e si mise a piangere. A quel punto anche Anna si unì a noi, abbracciandoci. Il padre di Anna dopo qualche giorno si trasferì con la sua nuova compagna, una donna più giovane. Pensai a come doveva sentirsi mia madre, ma non ebbi molto tempo per preoccuparmi di lei.

Dovetti cominciare a preoccuparmi di me stesso.

Anna entrò prepotentemente nella mia vita, me la ritrovai per casa sempre più spesso. Ogni occasione era buona, mi telefonava anche due o tre volte il giorno. Per 28 anni ero stato figlio unico, ora mi ritrovavo una sorella che voleva recuperare tutto il tempo perso. Sarò sincero, Anna mi piaceva, mi piaceva la sua voce, il suo modo di essere, mi piaceva averla attorno. Certo a volte esagerava, come quando arrivava di corsa avvinghiandosi a me e sbaciucchiandomi, ovunque ci incontrassimo. Inutili furono le mie spiegazioni sul mio imbarazzo, perché le persone avrebbero potuto fraintendere. Lei si scusava, mi diceva che sì, avevo ragione, e dopo un attimo si avvinghiava ancora. Anna era tutto istinto, sempre diretta, senza ipocrisie, dolce e severa nello stesso tempo. Mi chiese di andare a prenderla a scuola, visto che uscivo dall’ufficio a quell’ora, mentre nostra madre era ancora al lavoro. Così cominciammo a mangiare insieme. Poi io tornavo a lavorare e lei rimaneva lì a fare i compiti. Ben presto si appropriò della camera che era stata della nonna.

Anna, cattolica praticante e credente. Cresciuta in parrocchia, cosa da cui mi ero sempre tenuto alla larga. Lei, così giovane e piena di valori, con cui cercava di vivere la propria esistenza, era entrata nella mia vita senza chiedere permesso. Con mio padre continuavamo a sentirci ogni giorno, e nonostante mi fossi ripromesso di non parlare mai con lui della mamma, sentii il dovere, dopo qualche tempo, di metterlo a conoscenza di quello che era successo. Lui, a sua volta, mi disse che da qualche mese viveva con un’altra donna.

Una sera, Anna si presentò a casa mia con un ragazzo. Era tutta eccitata e sorridente. “Indovina chi è?”. Non ho mai amato gli indovinelli, ma guardai attentamente il ragazzo. Notai che aveva qualcosa di familiare, ma ero sicuro di non averlo mai visto prima.  “Il tuo ragazzo?”. “No” rispose lei in una risata. “Il tuo migliore amico?”. “Ma no!” disse quasi infastidita che io non lo riconoscessi. Il ragazzo intanto era visibilmente molto imbarazzato. “E’ un alieno appena atterrato qui di fronte?” dissi sperando di far ridere anche il nuovo ospite. “Dai, non fare lo scemo!” sbottò lei, sempre più impaziente. “Non ne ho idea” risposi io, sperando di chiudere il discorso definitivamente. La sua risposta esplose in un grido di gioia: “Nostro fratello!!”. Devo ammettere che la cosa fu una vera sorpresa per me. Capii immediatamente perché aveva un’aria familiare. Somigliava a mio padre. “Al massimo sarà mio fratello” risposi senza troppo entusiasmo. “Se io sono tua sorella e lui è tuo fratello, allora noi siamo tutti fratelli”. “Non è così. Non so cosa ti insegnino a scuola, ma non si applica la proprietà transitiva a queste cose”. “Non vorrai tornare alla storia di un po’ più di un cugino?” chiese Anna con il tono di chi non ammette repliche. Senza che glielo chiedessi, mi spiegò tutto d’un fiato cos’era successo. Dopo che mio padre si era messo con la nuova compagna, la sua ex era tornata a vivere nella nostra città, portandosi ovviamente dietro il figlio. Aldo (così si chiamava) frequentava lo stesso istituto di mia sorella, si erano conosciuti e si erano raccontati le proprie storie, e quando Anna aveva sentito il suo cognome, tutto le era stato chiaro. E adesso lo era anche per me.

Dopo 28 anni che ero stato figlio unico, ora avevo due fratelli.

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6 risposte a "Notebook 2: Anna"

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