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Notebook: Il mio ex

Faccio una breve premessa che mi sembra necessaria. Io e il mio coinquilino abbiamo la massima stima l’uno dell’altro, e per questo ci permettiamo di scherzare tra noi, interpretando liberamente i ruoli, un po’ stereotipati, dell’uomo e della donna. Si fa per scherzo. Quando invece scrivo qui, sul taccuino, racconto solo cose vere, esperienze che ho vissuto personalmente. Come quella di cui parlerò oggi, che è assolutamente reale, anche se si stenta a crederlo.

Il mio ex era bellissimo, tanto per non tornare sull’argomento dell’aspetto esteriore. Era davvero bello, gli amici dicevano che facevamo una splendida coppia, ed eravamo invidiatissimi, io dalle ragazze e lui dai ragazzi.

Vi ho già raccontato che al primo appuntamento (eravamo entrambi all’università), lui si presentò in giacca, cravatta, rose rosse e poesia di Prévert pronta da declamare. E io naturalmente m’innamorai a prima vista.

Il fidanzamento fu breve, troppo perché avessimo il tempo di conoscerci bene. Devo dire che lui si dimostrò anche una bella persona, accettò di buon grado certe mie idee che non tutti gli uomini avrebbero accettato facilmente… però poi me l’ha fatta pagare con gli interessi. Ecco perché sono così contraria a dare peso all’apparenza.

La prima cosa che è sparita è stata la gentilezza. Ma non dopo anni di matrimonio, intendiamoci. Eravamo in viaggio di nozze, sposati da una settimana. A Venezia, stavamo correndo per prendere un vaporetto, io inciampo e mi faccio male alla caviglia. Lui si gira e mi fa: “Muoviti stronza, che perdiamo l’aereo!”. Ancora oggi, quando sento quella parola, riprovo quello che ho provato quel giorno.

Lì ho capito che la luna di miele era finita, e con la gentilezza se ne era andato anche il rispetto. Poi, dopo qualche anno, lui incontrò un amico, di quelli pericolosi, che se li lasci fare ti portano sulla cattiva strada, da cui è difficile tornare indietro. Si chiamava alcool, e aveva la capacità di tirare fuori tutto il peggio da lui. Da quel momento iniziò una lunga discesa verso l’inferno. Ho cercato per un po’ di aiutarlo a venirne fuori, sperando sempre che le cose potessero migliorare. Ma più io tiravo da una parte, più lui mi trascinava giù dall’altra, e alla fine me ne sono andata prima di avere la peggio.

Non voglio dire però che sia stato tutto brutto. Abbiamo avuto due figli meravigliosi. In realtà ne avremmo avuti tre, ma lassù avevano bisogno di un angelo e se lo sono preso. Si sa che da quelle parti non chiedono mai il permesso: danno e tolgono senza chiedere niente. In ogni caso a me hanno dato molto più di quanto abbiano tolto. Rimango in debito.

Ogni tanto mi capita di ripensare a quello che è stato, risento la poesia di Prévert e rivedo il mio ex, elegantissimo nella sua giacca blu. Ma adesso non mi sembra più così bello.

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16 risposte a "Notebook: Il mio ex"

  1. silvia ha detto:

    Ah però…del bambino che hai perso l’avevo intuito dal tuo post di qualche giorno fa….ma il resto non l’avrei mai pensato. Mi dispiace davvero perché sono esperienze che insegnano molto, ma lasciano anche ferite profonde, anche se c’è stato del bello.
    Io non ho mai vissuto una cosa del genere….però sono sincera, se uno mi si presenta vestito di tutto punto, le rose rosse e una poesia di Prevert mi metterei subito sulla difensiva….. 😉

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