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Notebook 5: Il mulino

AVVERTENZA: il racconto che segue può urtare la sensibilità di qualcuno e, per il linguaggio e gli argomenti trattati, è riservato ad un pubblico adulto

Arrivammo che il sole era alto, ma la gente doveva essere già lì da parecchio. La costruzione era un vecchio mulino dimesso, situato in un piccolo paese di campagna, che era stato ristrutturato da poco, probabilmente a spese della parrocchia. All’interno c’era una grande sala dove si potevano organizzare feste o svolgere riunioni. Tutto intorno c’era una distesa di prati a perdita d’occhio, attraversati da un piccolo fiumiciattolo. Quando arrivammo, notai che c’erano tantissime persone, soprattutto coppie sposate, con una miriade di bambini. La proporzione era di circa 2 o 3 minori per ogni adulto. Io e Stefano ci facemmo compagnia mentre gli altri erano riuniti per la preghiera e per i canti. Eravamo circondati da gruppi urlanti di bambini, che facevano una confusione insopportabile. Con Stefano arrivammo alla conclusione che se tutti procreassimo così, il mondo si distruggerebbe nell’arco di pochi anni, sia per la sovrappopolazione, sia per le stragi compiute dagli adulti nei confronti di quegli insostenibili rompiballe. Alla fine anche Stefano ed io ci unimmo al gruppo degli adulti, anche per scappare da quelle pesti di bambini. Francesca, che mi aveva visto interagire con i piccoli mostriciattoli, disse sorridendo: “Vedo che ti piacciono i bambini”. Se avesse letto quello che stavo pensando, non mi avrebbe rivolto più la parola. Fui presentato a tutto il gruppo, poi ognuno raccontò qualcosa di sé e delle sue esperienze. Quando fu il mio turno, precisai con fierezza che ero agnostico, contrario al matrimonio, e alle famiglie numerose, ma che comunque avevo passato una bella giornata. Anna pensò bene di intervenire immediatamente dicendo di non fare caso a ciò che dicevo, che per anni avevo detto di essere figlio unico, per poi diventare il migliore dei fratelli possibili. “Ci mette un po’ a prendere coscienza delle cose. Ma al momento giusto si sposerà sicuramente e saprà essere il migliore dei mariti e dei padri”. Poi, non so perché, aggiunse che il momento era vicino. Pensai alla mia vita da single, e mi lasciai sfuggire un sorriso di soddisfazione che molti, per fortuna, interpretarono come un sorriso nei confronti di Anna.

Bisogna fare un passo indietro. Dopo un po’ che avevo cominciato a lavorare, un mio collega più anziano, molto esperto di donne, mi aveva raccontato che frequentava ragazze disponibili, dicendo che era molto meglio che andare in giro a cercare, e a conti fatti era quasi più conveniente. Cento euro per un’ora, ma potevi far tutto. Anche quello che a una donna non avresti mai avuto il coraggio di chiedere. La prima fu Sonia. In realtà era arrivata in sostituzione di un’altra che non era potuta venire. Non so come fosse l’altra, ma Sonia era uno spettacolo. Un fondoschiena irresistibile. E lo offriva con generosità, non solo agli occhi… Io non ero molto pratico, ma lei mi spiegò come fare per non farle male. Dopo un paio di volte diventammo quasi amici. Chiedevo solo di lei. Ovviamente la pagavo, ma ogni tanto passava a trovarmi senza che io la chiamassi, e ogni volta lasciava un bel ricordo, qualche volta anche due. Poi c’è stata Enrica. Era una donna sposata, conosciuta sul lavoro. All’inizio con lei fu solo sesso. Era insoddisfatta del marito e naturalmente feci di tutto per aiutarla. Alla fine migliorò anche il suo rapporto coniugale, ma noi restammo amici. Ogni tanto facevamo ancora sesso, anche se l’amicizia aveva preso il sopravvento. Le piaceva parlare e aveva una voce estremamente sensuale. Qualche volta veniva a trovarmi a casa, cominciava a parlare, e qualunque cosa dicesse riusciva ad eccitarmi. Anche perché mentre parlava, cominciava a slacciarmi i pantaloni, smetteva di parlare per un attimo, giusto il tempo di abbassarmi gli slip e prenderlo delicatamente tra le labbra, bagnava la punta con la lingua, lo assaggiava dolcemente e io speravo che arrivasse in fondo, invece mi spingeva sul letto e si metteva sopra di me, continuando a parlare. Sembrava un’amazzone da come si muoveva, e parlava, parlava, poi improvvisamente cominciava ad ansimare, sempre continuando a parlare, finché esplodeva in un urlo di piacere, senza smettere di muoversi su di me. Subito dopo l’orgasmo continuava ancora a parlare. Non so come ci riuscisse, ma spesso era capace di farmi venire due volte di seguito. Quando pensavo di aver finito, lei ricominciava a muoversi e a parlare, e io venivo di nuovo. Se devo essere sincero, non ricordo una sola delle cose che diceva, ma ho sempre pensato che sarebbe venuta anche senza sesso, bastava che potesse parlare. Sicuramente si può dire che sapeva usare la bocca. Dopo conobbi Teresa. Era un tipo indipendente, amava essere libera. Faceva l’amore solo se ne aveva voglia, ma quando voleva, sapeva usare le mani meglio di quanto avrei fatto da solo. Per mesi non la vedevo, girava il mondo. Quando arrivava entrava come un ciclone nella mia vita, per poi sparire di nuovo. Certo ogni tanto mi telefonava o mi mandava qualche messaggio. Era tutto fuorché una donna su cui fare affidamento. Ma sempre una scopata indimenticabile. Il caso volle che arrivasse subito dopo la domenica al mulino. Si fermò solo pochi giorni, ma sufficienti perché Anna accantonasse il progetto Francesca.

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3 risposte a "Notebook 5: Il mulino"

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