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Notebook 6: il fidanzamento

Era passato qualche tempo, Teresa era ripartita per chissà dove, quando un pomeriggio, mentre ero seduto al tavolino di un bar con Matteo, a guardare il passeggio, rimasi colpito da due giovani ragazzi con un bimbo. Erano bellissimi, non intendo fisicamente, ma emanavano qualcosa di indefinibile, una specie di luce e un senso di serenità.  

Stavo pensando che l’unica ragazza che conoscevo con cui avrei potuto creare una famiglia era Francesca: per una famiglia ci vogliono valori da trasmettere, fare un figlio non è come coltivare una pianta, che basta annaffiarla tutti i giorni perché cresca bene. Proprio mentre stavo pensando a lei, la vidi arrivare insieme a un’amica. Non mi ero ancora accorto di quanto fosse in realtà bellissima: la osservai mentre guardava le vetrine e lei, scherzando con l’amica, fece una di quelle sue risate che sapevano di gioia di vivere. Mi accorsi in quel momento che due imbecilli si erano avvicinati per importunarle, e visto che sembravano in difficoltà, mi alzai dicendo a Matteo di seguirmi. Mi avvicinai con l’idea di dire qualcosa tipo “ciao Francesca, scusa il ritardo”, tanto perché i due idioti si allontanassero. Invece, non so perché, arrivai lì e le dissi “ciao amore, scusa il ritardo”. È una cosa che ancora adesso non mi so spiegare, ed il fatto che lei, girandosi e guardandomi, mi abbia risposto “ciao amore, nessun problema” mi lascia ancora sbalordito. A parte i due imbecilli che cambiarono aria immediatamente, i più sorpresi furono Matteo e l’amica di Francesca. Da quel giorno, non so per quale strano sortilegio, Francesca entrò nella mia mente e nel mio cuore. Ne parlai con Sonia, durante uno dei nostri incontri, e lei era sicura che mi fossi innamorato. Enrica era solo preoccupata di non poter più venirmi a trovare, comunque anche lei parlò di colpo di fulmine. Ed era strano sentirla parlare di Francesca mentre si agitava su di me, facendo sobbalzare i seni tra le mie mani. Mi accorsi con piacere che il pensiero di Francesca mi eccitava ancora più dei generosi seni di Enrica. Anna era felice come non mai, mentre Elisa si sentiva minacciata. Aveva paura che la nostra bella famigliola felice sarebbe presto andata in pezzi. Più pensavo a Francesca, più mi ponevo il problema di cosa comportasse legarmi in maniera stabile e seria con una persona. Rinunciare al fondoschiena di Sonia, questa lo ammetto era la cosa più difficile da affrontare. Potrà sembrare stupido, ma credetemi, il sedere di Sonia era un mondo a parte. A volte ho pensato che potesse vivere di vita propria, e spesso ci parlavo pure. Sonia lo trovava molto divertente. Mi sarebbero toccati mesi di astinenza, se non anni, e poi Francesca era cattolica e avrebbe ovviamente voluto sposarsi in chiesa. Per non parlare dei bambini, chissà quanti ne avrebbe voluti… Tutti questi pensieri mi spingevano a lasciar perdere, ma un’altra parte di me sapeva che non avrei più incontrato una come Francesca. Non so perché, ma a lei piacevo parecchio, quindi mi incoraggiava, in maniera discreta, ma m’incoraggiava, e quando ero con lei stavo così bene che ogni volta era una sofferenza salutarla. In più, Matteo si era invaghito della sua amica, perciò mi spingeva ad uscire in quattro. Quando le cose cominciarono a funzionare, decisi di esporre i miei timori direttamente a lei, soprattutto riguardo alla mia capacità di resistere all’astinenza, considerando la vita sessuale a cui ero abituato. Provai a parlare di concordare possibili deroghe, e Francesca invece di arrabbiarsi, si mise a ridere, ma su questo sembrava essere intransigente. Le spiegai che ero disposto ad aspettare i suoi tempi, ma che anche lei doveva mettersi nei miei panni. Francesca mi rispose che, se le cose fossero andate bene, poteva pure darsi che l’astinenza non sarebbe stata così lunga. E mentre lo diceva, rideva, forse per l’imbarazzo. Trovai quel suo senso di pudore, quasi infantile, molto eccitante. Ottenni da lei il permesso di poter frequentare, solo in pubblico e per motivi lavorativi e di amicizia, sia Sonia che Enrica, chiaramente senza specificare nei particolari quali fossero stati i nostri rapporti fino ad allora. Per fortuna Francesca mi aveva concesso una certa omertà sul mio passato. Così decisi di dire addio, non tanto a Sonia, quanto al suo meraviglioso sedere, in un’ultima notte di sesso, che si trasformò in un addio strappalacrime. Poi telefonai anche a Teresa, informandola che non sarebbe più potuta venire a casa mia. Non so perché, ma scoppiò a piangere e buttò giù il telefono. La settimana seguente Francesca divenne ufficialmente la mia fidanzata, e dovetti fare i conti col significato di questa parola. L’essere fidanzati cambia molto la vita, più di quanto pensassi. Devi rispondere di quello che fai ad un’altra persona, e le tue scelte non sono più del tutto libere. Questo dovrebbe essere ricompensato dalla gioia e dal piacere di stare con la persona amata. Pensai che mi ci sarebbe voluto un po’ di tempo ad abituarmi a questa gioia, ma per fortuna Francesca era molto paziente.

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