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Notebook 8: la cena

Avevo ricordato più volte a Francesca di dire a sua madre che ero vegetariano. Così, quando mi sono trovato un menù tutto di pesce, sono nate le prime difficoltà.
La mamma di Francesca sosteneva che aveva amici vegetariani, che mangiavano normalmente il pesce. Ho spiegato, cercando di essere più gentile possibile, che io non mangiavo nessun tipo di carne, e per quanto si volesse discutere, i pesci sono fatti di carne.

“Comunque non c’è nessun problema, mi va bene anche un po’ di pane con del formaggio”. A me sembrava una soluzione equa per tutti. Invece Francesca, non so per quale ragione, pensava che per educazione avrei dovuto mangiare quello che era stato cucinato. Me lo disse sottovoce, tirandomi per un braccio, senza farsi vedere dai suoi. Ora, al di là del fatto che sono vegetariano, se c’è una cosa che non mi piace è il pesce, mi fa letteralmente vomitare. Può anche darsi che io sia allergico. Nonostante questo, secondo lei avrei dovuto mangiarlo.

A tavola con noi c’era anche la sorella più piccola di Francesca, Alessia, l’unica della famiglia che mi ha preso subito in simpatia.

“Ha ragione” disse allontanando da me il piatto del pesce, “se non gli piace, non vedo perché dovrebbe mangiarlo”.

Alessia era, a quanto mi aveva detto Francesca, una ribelle e una testa matta, sempre in conflitto con i genitori. Il fatto che parteggiasse per me, non mi era quindi di grande aiuto. Il padre di Francesca, che fino ad allora mi aveva solo guardato, o per meglio dire, squadrato attentamente, senza proferire parola, mi chiese improvvisamente con tono inquisitorio se fossi seguace di qualche strana religione. Non avevo mai pensato, prima di allora, che per essere vegetariano bisognasse seguire una qualche setta. Avrei potuto tacere sulle mie idee in merito alla religione, invece fui così geniale da spiegare che ero agnostico e non credevo in nessun Dio. La serata non poteva che peggiorare ulteriormente. Non so ancora come sia successo, ma dalla religione siamo passati alla politica, e qui suo padre se n’è uscito con un sacco di discorsi abbastanza idioti, a cui avrei voluto rispondere per le rime, ma per amore di Francesca ho preferito usare il mio solito metodo di totale indifferenza. Stare ad ascoltare, in silenzio, e rispondere a eventuali domande a monosillabi. Solo che invece di calmarlo, il mio atteggiamento lo ha reso ancor più agitato, e l’atmosfera si è fatta in breve incandescente. All’ennesima stronzata, non ne ho potuto più, mi sono alzato, e le parole mi sono uscite di bocca senza che potessi fermarle.

“Scusate tanto se sono vegetariano, agnostico, e pure di sinistra, ma non ho nessuna intenzione di cambiare. Non sono certo io qui ad avere dei problemi”, quindi ho salutato più o meno educatamente e me ne sono andato. Mentre uscivo, ho sentito Alessia dire a Francesca “se lo lasci, me lo prendo io”.

Appena fuori da quella casa mi sono sentito sollevato, come se mi avessero tolto un enorme peso dallo stomaco. Poi però ho pensato a Francesca, e mi ha assalito una gran tristezza. Sarei voluto tornare indietro, ma ho pensato che in qualche modo avrei aggiustato le cose in un secondo momento.

Quella sera stessa mi ha telefonato, ed era furiosa. Ha detto che mi ero comportato come un bambino capriccioso, che ero stato un gran maleducato, che pensava fossi più maturo e che era meglio che non ci vedessimo più. In due parole, anzi tre, mi aveva lasciato. La tristezza mi è passata di colpo, sostituita da una rabbia irrefrenabile. Non potevo credere che prendesse le parti dei suoi. Per tutta risposta, ho chiamato subito Sonia, che per fortuna era libera. Avevo bisogno di distrarmi, e per farlo non c’era niente di meglio del suo sedere. Che piacere è stato rivederlo… Con Sonia abbiamo anche parlato, dopo aver ripassato insieme la sua anatomia, e sono arrivato alla conclusione che non mi sarei mai più fidanzato. Su una cosa la madre di Francesca aveva ragione: conoscere le famiglie può aiutare nelle scelte.

“Se mai uscirò di nuovo con una donna in maniera fissa, dovrà essere un’orfana, o avere la famiglia che vive in un’altra regione. Anzi, meglio su un altro pianeta”. Sonia ha riso alle mie parole, e si è detta contenta che fossi rinsavito.

“Mi dispiaceva sul serio perdere un cliente bravo come te”. Ho lanciato un’occhiata al suo fondoschiena, e anche lui sembrava felice.

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16 risposte a "Notebook 8: la cena"

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