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Notebook 10: Alessia

L’altro giorno ho incontrato per caso Alessia e l’ho invitata a prendere un caffè. In realtà speravo che parlando un po’ con lei avrei potuto sapere qualcosa di più delle reazioni in casa, dopo la cena, perché Francesca era stata un po’ reticente, forse per non ferirmi. Il caffè è stata un’ottima idea, perché Alessia è una gran chiacchierona, e mi ha detto un mucchio di cose. Alcune forse avrei preferito non saperle.

Non so perché, ha avuto la bella idea di cominciare a parlarmi di Paolo, l’ex di Francesca, quello tutto perfettino, che piaceva tanto ai suoi. Io già prima avevo un’antipatia istintiva per le persone che si chiamano Paolo, perché all’asilo avevo un compagno con quel nome, che mi faceva continuamente i dispetti… figurati adesso. Mi ha raccontato di quanto fosse bravo questo Paolo, e della delusione dei genitori, soprattutto del padre, dopo che Francesca lo aveva lasciato. Era successo perché si era resa conto di non amarlo al punto da arrivare al matrimonio. Paolo ovviamente c’era rimasto malissimo, e devo ammettere che la cosa, egoisticamente, mi ha messo di buonumore. Anche entrambe le famiglie c’erano rimaste molto male, perché erano tutti convinti che si sarebbero sposati. Non so perché, ma pure i genitori di Paolo mi sono diventati cordialmente antipatici, anche senza conoscerli.

Poi mi ha raccontato della sua famiglia e del fatto che su Francesca i suoi avevano sempre avuto grandissime aspettative, mentre riguardo a lei si auguravano solo che combinasse il minor numero possibile di guai.

“Io adoro mia sorella, ma è difficile crescere con qualcuno che è bravo in tutto, che non dà mai preoccupazioni. Lo sport preferito dei miei è paragonarmi a lei, e ovviamente io esco sempre sconfitta.”

Mi ha dato l’impressione che ci fosse molto dolore in quelle parole. Mi sono reso conto di quale fortuna fosse essere figlio unico. Certo, a guardarmi adesso, non lo sono più, e tutto sommato non mi dispiace. Ma almeno nel periodo dell’infanzia, non ho mai dovuto competere con nessuno, non so cosa sia la gelosia. O almeno non lo sapevo finché non ho sentito parlare di Paolo.

“Francesca mi ha sempre aiutato, anche con i nostri genitori. Ci vogliamo un gran bene, e da quando ha cominciato a dare delusioni in famiglia, gliene voglio ancora di più.”

Alessia non riusciva a stare zitta, una volta partita non la si poteva fermare. Mi ha ricordato un po’ Enrica, certo molto meno eccitante. Finalmente è arrivata all’argomento che mi interessava.

“I miei sono molto contrari alla vostra storia, soprattutto mio padre. Aveva sperato che dopo la cena fosse finito tutto, e adesso è furioso con lei. L’altra sera hanno litigato di brutto.” E’ scoppiata a ridere, forse per prendere fiato, e poi ha continuato. “Mi è andata bene, avevo un brutto voto da far firmare, e dopo la sfuriata con Francesca, papà ha firmato senza battere ciglio.”

Le ho sorriso. “Felice di esserti stato utile.”

“Sai che sei proprio carino quando sorridi?” E’ arrossita mentre lo diceva, con quella timidezza che mi ha ricordato Francesca. Poi ha abbassato gli occhi e si è messa a giocherellare con un braccialetto pieno di ciondoli, che sembrava perfetto per mascherare l’imbarazzo. Ma è durato poco. In un attimo la sua sfrontatezza ha ripreso il sopravvento.

“Lo sai vero che mi piaci molto? Casomai tu e Francesca doveste lasciarvi, prometti che mi terrai in considerazione? Anche solo per far venire un colpo a mio padre!” E’ scoppiata a ridere di nuovo, con quel suo fare da ragazzaccia cattiva, e si è alzata di colpo dalla sedia.

“Devo proprio andare. A casa mi aspettano un mucchio di compiti che devo far finta di fare.” Poi si è chinata e mi ha baciato sulle labbra, talmente in fretta che non ho avuto il tempo di rendermene conto, ed è andata via. Sono rimasto lì a pensare a tutto quello che mi aveva detto, soprattutto alla lite furiosa di Francesca col padre. E improvvisamente mi sono sentito molto meno ottimista. Ma non sapevo che il peggio doveva ancora arrivare.

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