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Notebook 15: domenica al mulino

Sono stato indeciso se andare o no, poi la parte di me che aveva una gran voglia di rivedere Francesca mi ha obbligato a mettermi in macchina e a partire. Quando sono arrivato era primo pomeriggio. Anna è arrivata e mi ha abbracciato. Ho salutato tutti, senza vedere nessuno in realtà. Con gli occhi cercavo Francesca, e solo quando ho intravisto la sua sagoma mi sono sentito felice di essere lì.

Ci siamo salutati con lo sguardo, e anche lei sembrava felice di vedermi. Ha fatto quel gesto che io adoro, quando si passa i capelli dietro l’orecchio, scostandoli dal viso, e dando spazio a quel sorriso che la illumina e mi apre il cuore. Ho chiacchierato un po’ con tutti, ma continuavo a guardare solo Francesca, sperando di poter rimanere solo con lei. A volte i desideri si avverano. Ad un certo punto sono spariti tutti e siamo rimasti solo io e lei.

“Ti va di fare una passeggiata lungo il torrente?”.

“Perché no?”.

Sono stato a lungo indeciso se prenderle la mano. Mi sarebbe piaciuto, ma ho pensato che forse era meglio di no. Ora dovevo solo parlare.

“Ho bisogno di dirti qualcosa… qualcosa che non credo ti piacerà, ma ti prego ascoltami fino alla fine”.

Mi ha guardato dritto negli occhi con una dolcezza che mi ha dato il coraggio di continuare.

“Prima una cosa: devi promettermi che tutto quello che ti dirò, resterà tra di noi, perché sono coinvolte altre persone che non voglio abbiano dei problemi.

E’ rimasta sorpresa da questa premessa, ma mi ha detto di stare tranquillo.

Così ho iniziato a raccontare tutto. Prima del mio collega e dei suoi consigli, poi di Sonia, di Enrica e di Teresa, e di tutte le altre ragazze di cui non ricordavo nemmeno i nomi. Ho evitato i particolari, ma sono stato chiaro sul fatto che pagavo queste donne per poter fare in libertà tutto quello che volevo, senza limiti e senza legami di nessun tipo.

Camminavamo fianco a fianco, e l’acqua del torrente, con il suo continuo sciabordio, faceva da sfondo alle mie parole. In certi momenti ho sperato che le coprisse.

Evitavo di guardare Francesca mentre le parlavo, non riuscivo a reggere il suo sguardo, avevo il terrore di leggerci disprezzo. Adesso mi pento un po’ di non averla guardata, avrei voluto vedere la sua espressione in certi momenti. Alla fine sono rimasto in silenzio, aspettando la sua reazione come si aspetta la lettura di una sentenza.

“Sinceramente credevo peggio”. Ho alzato gli occhi e l’ho guardata perché pensavo di non aver capito bene. Stavo per parlare, ma Francesca ha posato l’indice sulle mie labbra, facendomi segno di tacere.

“Anch’io devo dirti una cosa che è giusto che tu sappia. Mentre ti ascoltavo, ho pensato al fatto che non so se sarò mai in grado di soddisfarti, almeno non quanto lo facevano quelle donne”.

“Non mi importa! Impareremo insieme: io ti insegnerò il sesso e tu l’amore”.

“Non è così semplice. C’è qualcos’altro che devo dirti”.

Mi sono chiesto cosa mai potesse esserci ancora, ma sono rimasto in silenzio, aspettando che si decidesse a parlare. Ho capito che per lei era difficile.

“Poco prima che io e Paolo ci lasciassimo, avevamo deciso di provare ad avere un rapporto completo. Erano anni che stavamo insieme, si parlava di matrimonio.”

L’idea che Francesca fosse più avvezza al sesso di quanto avessi pensato mi ha scombussolato non poco. Da un lato mi ha fatto piacere, dall’altro un po’ meno. E quello che ha aggiunto dopo, mi è piaciuto ancora meno.

“Quando lui ha provato a penetrarmi, ho provato un dolore fortissimo, perciò l’ho fermato. Solo che era talmente eccitato che è venuto lo stesso. E’ stato molto imbarazzante, e poi ho avuto paura per giorni di essere rimasta incinta.” Continuava a guardare in basso, evitando di guardarmi, e aveva le guance in fiamme. “Non ci abbiamo più provato, ed è da quel momento che le cose sono cambiate tra noi. Ho capito che non l’amavo”.

Non sapevo cosa dire. La rivelazione mi aveva preso di sorpresa, lei era evidentemente imbarazzata e io avevo una gran voglia di abbracciarla, ma mi sono limitato a prenderle le mani. Francesca ha stretto forte le mie e ha alzato il viso cercando i miei occhi.

“Dammi solo ancora un po’ di tempo”.

Stavo per dirle “Tutto il tempo che vuoi”, quando abbiamo sentito la voce di Anna che ci chiamava. Ormai era ora di andare. Ci siamo uniti al gruppo tenendoci per mano, e non ci è sfuggito il sorriso di compiacimento di Anna.

E’ stata una bella domenica, e scoprire che anche Francesca ha i suoi scheletri nell’armadio, mi ha fatto sentire un po’ meno in colpa. Ma rimane ancora il problema dei genitori, e adesso che noi ci siamo riavvicinati, non vorrei che questa bomba mi scoppiasse tra le mani.

Ho chiamato mio padre per dirgli come andavano le cose tra me e Francesca, ma soprattutto perché volevo sapere a che punto era con sua madre. Così ho saputo che la mia futura suocera è la prima volta che tradisce il marito. Negli ultimi tempi sembra che lui sia poco attivo, mentre lei con l’età è diventata più ricettiva. E a sentire mio padre, a letto è dinamite. Pare invece che il mio futuro suocero sia del tutto disinteressato all’argomento sesso, ma indagherò con mia madre. Ha chiarito, comunque, che lei non lascerà mai il marito. E questo mi ha fatto sentire molto meglio.

Poi è stata la volta di mia madre. Pare che lei e il padre di Francesca per il momento si siano limitati solo ad uscire insieme qualche volta, ma per ora niente sesso. Dice che lui non parla mai della moglie, né bene, né male, e mia madre lo trova un atteggiamento da vero signore. A lei piace farsi corteggiare e a lui piace corteggiarla, per il momento va bene così e se son rose fioriranno.

Non ho fatto in tempo a mettere giù il telefono, che ha squillato di nuovo. Era Don Piero. Pochi convenevoli, poi dritto al punto. Anche per questo quel prete mi piace, perché non gira intorno alle cose.

“Ho saputo che hai seguito il mio consiglio. La sincerità è sempre la scelta giusta”.

“Sì, Don, aveva ragione. Io e Francesca ci siamo chiariti e ora possiamo ripartire da zero”.

“Mi fa piacere. Però ricordati che Francesca è una ragazza straordinaria, le vogliamo tutti bene in comunità, e non ti permetterò di farla soffrire”.

“Non ne ho nessuna intenzione. Ci tengo tantissimo a lei”.

“Bene. Allora giovedì iniziano i corsi prematrimoniali per le giovani coppie. Non vi farà male ricominciare da lì”. Non so ancora bene perché, ma ho detto che ci saremmo visti giovedì.

Chiusa la telefonata, sono rimasto lì a rimuginare.

La parte di me che ama Francesca era moderatamente soddisfatta di come si stavano mettendo le cose. Ma l’altra parte, quella che ancora sognava l’indipendenza, era furiosa. In pratica questa era una resa senza condizioni. E pure il corso prematrimoniale avevo accettato… Non ci potevo credere.

Certo, erano successe tante cose: Sonia innamorata, Enrica tornata dal marito, Teresa partita per un posto sperduto. Per un attimo ho pensato che avevo accettato l’idea del matrimonio per evitare di restare da solo. Ma poi ho capito che il motivo era un altro.

Ho capito che amo Francesca, la adoro e voglio stare con lei. Fine della discussione. Tutto il resto, in un modo o nell’altro, si sarebbe risolto.

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25 risposte a "Notebook 15: domenica al mulino"

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