Dizionario del diavolo

Il dizionario del diavolo

L’amica Fa minore, commentando i nostri aforismi l’altro giorno, ha citato una definizione del matrimonio tratta dal Dizionario del diavolo di Ambrose Bierce: “stato o condizione di una comunità composta da un padrone, una padrona e due schiavi, per un totale di due persone”. Già da questa arguta e ironica definizione è possibile farsi un’idea di cosa sia il suo Dizionario, per chi non lo conoscesse.

Bierce, nato in Ohio nel 1842 e morto probabilmente in Messico nel 1914, dove si era aggregato alle truppe di Pancho Villa, è stato giornalista, autore di numerosi racconti ispirati da un gusto macabro, ma anche arricchiti di crudo umorismo, ed è noto soprattutto per il Dizionario del Diavolo, a cui lavorò fin dal 1865.

Il dizionario di Bierce non è un’opera eccentrica, una stravaganza estranea ai circuiti della lessicografia. Nella sua veste satirica, sbarazzina, paradossale, cinica e sicuramente anarchica, il Dizionario del Diavolo si presenta come un lavoro di correzione, sia pure beffarda della lingua. Ogni termine, ogni definizione, nasce come una revisione della parola originale, un rovesciamento e spesso un capovolgimento paradossale, ma sempre arguto, spesso sarcastico e quasi sempre divertente.

Cercheremo di regalarvi ogni settimana un estratto delle definizioni presenti nell’opera di Bierce, sperando che possiate gradire l’arguzia e la profondità di un testo davvero unico nel suo genere, scritto ben più di un secolo fa, ma che è ancora straordinariamente attuale e divertente.

Quanto leggerete è stato liberamente tratto dal libro che vedete nell’illustrazione: Ambrose Bierce, Dizionario del diavolo, Longanesi & C., Milano 1985, con introduzione di Guido Almansi e traduzione di Daniela Fink.

Partiamo, come in tutti i dizionari che si rispettino, dalla lettera A.

abbandonare (v. tr.)  Fare un piacere a qualcuno, liberandolo della vostra presenza. Parlando di una signora il termine «abbandonata» va inteso, di norma, nel senso di imprudente.

abdicazione (s.f.) Volontaria rinuncia a qualcosa di cui siamo stati privati con la forza. Abbandono del potere regale per la soddisfazione di assistere alla sconfitta del proprio successore.

aberrazione (s.f.) Dicesi di qualsiasi deviazione dalle abitudini mentali che ci sono proprie, anche se insufficiente per costituire in sé e per sé una prova indiscussa di follia.

abominevole (agg.) La qualità delle opinioni altrui, se diverse dalle nostre.

aborigeni (s.m.) 1. Persone premurose che non disturbano i futuri lessicografi, i quali non dovranno darsi la pena di descriverle. 2. Persone di scarsa rilevanza che si trovano a ingombrare le terre di un paese di recente scoperta, ma presto cessano di ingombrarle per limitarsi a fertilizzarle.

abuso (s.m.) Si parla di abuso di potere quando l’autorità viene esercitata in modo a noi sgradito.

accusare ( v. tr.) Dichiarare le colpe e i difetti di qualcun altro, specialmente per giustificarsi di avergli fatto torto.

accusatore (s.m.) Ex amico; persona a cui si è reso almeno un importante servizio.

adorare (v. tr.) Venerare aspettandosi qualcosa in cambio.

aiutare (v. tr.) Aumentare il numero degli ingrati.

alienato (p.p.) Termine legale che indica la condizione di infermità mentale in cui ci si trova il momento prima di commettere un delitto

alluvione (s.f.) Un superiore grado di umidità

altare (s.m.) Luogo sul quale anticamente il sacerdote interrogava le viscere della vittima sacrificale per trarne gli auspici e ne cuoceva le carni per gli dei. Parola oggi poco usata, se non in riferimento al volontario sacrificio della libertà e della pace compiuto da due stolti individui di sesso diverso.

ambidestro (agg.) Capace di rubare con tutte e due le mani.

amicizia (s.f.) Una nave abbastanza grande per portare due persone quando si naviga in buone acque, ma riservata a una sola quando le acque si fanno difficili.

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36 risposte a "Il dizionario del diavolo"

  1. Io ce l’ho sempre sulla scrivania. Hai presente “i 10 libri che porteresti via con te se la casa andasse a fuoco”? I miei sono quasi 20, ma tant’è. La mia copia è del 1981, pubblicata da Marginalia e (fortuna!) numerata. Altri traduttori. Era di mio padre e credo di averla trafugata all’insaputa di mia madre. Ho appena riletto la prefazione dell’autore e pare che gran parte del libro sia stata pubblicata nel 1906 col titolo “Il Lessico del Cinico” perché l’editore si faceva scrupoli… religiosi sul diavolo, ahahaha. Era stato iniziato per un settimanale, nel 1881. Sarà comunque un piacere seguirvi i questo percorso. Bella scelta, complimenti!

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