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Notebook 18: Antonio

Ieri mattina, mentre stavo lavorando, è entrato nel mio ufficio Antonio, il collega anziano, con un’aria preoccupatissima. Temevo fosse successo qualcosa di grave sul lavoro, perché l’ultima volta che gli avevo visto fare quell’espressione, le azioni della banca avevano avuto un crollo inaspettato. Invece mi ha detto che aveva bisogno di parlarmi in privato.

“Ho bisogno di un consiglio, e posso fidarmi solo di te. Cosa ne dici se andiamo a cena stasera, così parliamo con calma. Qui in ufficio non mi va, c’è sempre qualcuno che ascolta”. Dicendo così si era girato, guardando se per caso ci fosse qualcuno lì intorno che potesse sentire. La cosa mi ha meravigliato non poco, perché Antonio è sempre stato un tipo molto aperto, tutto fuorché riservato. Tante volte era venuto da me in ufficio raccontando le prodezze della sera prima, senza risparmiare i dettagli più succulenti. Anzi, a volte, alzava volutamente il tono della voce, in modo da farsi ben sentire dai colleghi, e magari scandalizzare qualche collega particolarmente bigotta. Anche riguardo al lavoro aveva sempre detto a tutti quel che pensava senza problemi, fregandosene se qualcuno poteva aversene a male.  Ora tutta questa segretezza non riuscivo a capirla. Quali problemi poteva mai avere un uomo come lui, senza un legame al mondo, libero come l’aria? E perché poi chiedere consiglio a me, che sono più giovane e sicuramente meno esperto di lui? Anche per questo ho accettato ben volentieri l’invito a cena, sperando di riuscire a svelare il mistero. Ero curiosissimo.

Così ieri sera siamo andati in quel ristorante che aveva tante volte decantato, e devo dire che in effetti si mangia benissimo. Hanno anche una discreta offerta di piatti vegetariani, che non è cosa molto comune. Dopo il primo bicchiere di vino, ha assunto una strana espressione sognante, e ha cominciato a parlare, guardandomi dritto negli occhi.

“Sai, una volta sono stato innamorato anch’io, da giovane. Una volta sola, ma ero innamoratissimo”. Pensare ad Antonio innamorato era come immaginare un leone vegano.

“E anche lei era innamoratissima, la mia Maria. Ci conoscevamo da sempre, ed eravamo persi l’uno dell’altra. Passavamo interi pomeriggi tenendoci per mano a fantasticare sul nostro futuro”. Ora il leone non solo era erbivoro, ma stava saltellando nella savana raccogliendo fiori per decorarsi la criniera. Devo ammettere che ho fatto fatica a non ridere, ma quello che mi ha detto dopo mi ha tolto di colpo il buonumore.

“Purtroppo lei era la figlia di un boss mafioso, ed era stata promessa in sposa al figlio di un altro boss, per cementare il legame tra le famiglie”. In quel momento mi sono ricordato improvvisamente che Antonio una volta aveva parlato delle sue origini siciliane.

“Avevamo pensato di scappare, ma poi lei all’ultimo momento si è rifiutata, perché aveva paura che ci avrebbero cercato e ucciso. Perciò ha preferito accettare il suo destino. Però, pochi giorni prima del matrimonio, ci siamo rivisti e abbiamo fatto l’amore, perché lei voleva donare la sua verginità a me che ero il suo unico grande amore”. Ascoltavo in silenzio, e vedevo davanti a me un Antonio che non avevo mai visto. Gli occhi brillavano, mentre parlava di questo amore di gioventù, ma lo sguardo era offuscato da una profonda malinconia.

“Sono stato con lei solo una volta, ma quel ricordo ha riempito tutta la mia vita. Dopo pochi giorni, lei si è sposata ed io sono partito per il nord. Da allora non ci siamo più visti né sentiti. Per un po’ ho avuto notizie di lei da alcuni miei parenti che abitavano al paese, poi anche loro sono venuti al nord e così non ho più saputo nulla”. Continuavo ad ascoltare chiedendomi dove sarebbe andato a parare.

“Ieri non puoi immaginare cosa mi è successo. Camminavo per strada pensando ai fatti miei, quando ho visto una donna che mi ha ricordato Maria: la camminata, i capelli, i fianchi generosi, ma da lontano non riuscivo a distinguere i lineamenti. Poi quando è stata abbastanza vicina, il cuore ha cominciato a battermi così forte che credevo sarebbe uscito dal petto. Era proprio la mia Maria!”.

“E lei ti ha riconosciuto?”.

“Certo, che domande! Ho qualche capello in meno, ma sono pur sempre in forma, considerando che sono passati quasi trent’anni. Anche lei non è cambiata, è ancora bellissima, come allora”.

Sentire Antonio definire bellissima una donna che sicuramente doveva avere ben più di 25 anni, era decisamente strano. In più, aveva di nuovo quello sguardo sognante, e questo mi ha fatto preoccupare ancora di più.

“Mi ha raccontato che è rimasta vedova, perché il marito è stato ammazzato molti anni addietro. All’epoca mi aveva cercato, ma purtroppo non era riuscita ad ottenere nessuna informazione. Adesso si è trasferita qui anche lei con il figlio, per puro caso”.

“Un segno del destino” ho suggerito con un sorriso, conoscendo la sua teoria sui segnali che il destino ci invierebbe.

“Altro che segno, questa è una di quelle cose che la vita te la cambia completamente. Dunque, mi ha raccontato che con il marito ha avuto due figli, e pensava ovviamente che fossero tutti e due suoi. Invece di recente ha fatto delle analisi, per via di una malattia che ha colpito il primogenito, e ha scoperto che non ha lo stesso DNA del padre. In altre parole è mio figlio. Capisci cosa vuol dire?”.

“Che quella sera non avete usato il preservativo?”. Era fuori luogo, lo so, ma il mio amore per le battute ha avuto il sopravvento.

“Non è finita qua. L’altro figlio purtroppo è stato ucciso dai nemici del padre, così il fratello ha deciso di aiutare la polizia, per quello che poteva, e ha ottenuto una nuova identità per sé e anche per la madre. Ormai è un anno che lei e il figlio si sono trasferiti al nord per tagliare definitivamente i ponti col passato. E ieri l’ho incontrata. Dimmi, quante probabilità potevano esserci che accadesse?”.

In effetti, pochine, direi. “Ma qual è il consiglio che vorresti da me?”.

“Tienti forte: ho deciso di sposarmi”.

“Ma tu non eri quello contrario al matrimonio?”.

“Non solo, voglio anche dire al ragazzo che sono suo padre”.

“Anche la paternità, se ben ricordo, non era tra le tue priorità”.

“Altri tempi, la vita è fatta di fasi, e adesso è l’ora che mi sposi e faccia il padre. Non posso buttare via questa seconda occasione che la vita ci ha dato. Cosa ti sembra?”.

A occhio e croce, una follia. Ma come facevo a dirglielo? Fare il padre a uno di trent’anni implicato in fatti di mafia, la vedevo cosa dura. Ma lui sembrava un adolescente alla prima cotta, e mi dispiaceva dover essere io a riportarlo coi piedi per terra. Mentre ero lì che pensavo a cosa dirgli, Antonio ha tirato fuori una foto dal portafoglio, e mi ha chiesto se il ragazzo gli assomigliasse.

“Io farei il test di paternità”.

“Non trovi che mi assomigli?”.

“Sì, forse una qualche somiglianza c’è. Ma fossi in te, vorrei essere sicuro”.

“E’ un bel ragazzo, vero?”

“Sì, per quel che vale il mio giudizio, mi sembra un bel ragazzo”.

“Tutto suo padre”. Dall’espressione di orgoglio e soddisfazione sul viso di Antonio ho capito che non avrebbe mai fatto nessun test. E che alla fine non aveva bisogno neppure di un consiglio. Aveva già deciso.

Chi avesse perso le puntate precedenti, può trovarle nel menù in alto, raccolte nella cartella “Notebook”.

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24 risposte a "Notebook 18: Antonio"

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