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Notebook 19: Sara

Francesca ha organizzato un piano insieme ad Anna perché Gianni riesca a vedere Sara con occhi diversi. In effetti anche secondo me i due starebbero davvero bene insieme, nonostante mi secchi un po’ assecondare Anna nei suoi intrighi. In realtà ho deciso di partecipare soprattutto per Francesca. E per Gianni, naturalmente.

Così ho fatto la mia parte. L’ho invitato a cena, dicendo che Francesca voleva presentargli una sua amica, che secondo lei era perfetta per lui. Anna ha preferito non partecipare alla cena, ma si è data da fare a modo suo per la riuscita del piano. Conoscendo l’avversione di Gianni per le ragazze troppo belle, Anna e Francesca hanno dedicato l’intero pomeriggio a rendere Sara il meno appariscente possibile. Certo, non era impresa da poco. Neanche con un sacco della spazzatura addosso sarebbe stata sgraziata o meno carina di quanto non sia. Comunque l’hanno infagottata in una specie di salopette di jeans scolorita, un paio di taglie in più della sua, e hanno cercato di mimetizzare il davanzale, appiattendolo il più possibile sotto la pettorina della salopette. Ma anche così riusciva ad essere prorompente, anzi, forse si notava ancora di più, perché la pettorina non riusciva a contenerlo tutto. Ho provato a suggerire un burqa, ma ci ho guadagnato solo una ciabattata in testa da parte di Anna. Dopo le hanno raccolto i capelli, perché, secondo loro “i capelli lunghi e sciolti sono molto più sensuali”, e normalmente sarei stato d’accordo. Tuttavia, raccogliendole i capelli sulla testa, hanno reso ancora più evidente l’ovale quasi perfetto del viso, e hanno scoperto il collo e la nuca, lungo e sottile il primo, elegante e ben modellata la seconda, a formare un insieme delicatamente sensuale, intrigante senza essere esplicito. “Forse se la rasate a zero…” e qui la seconda ciabatta di Anna è andata a raggiungere la prima.

“Grazie per i tuoi preziosi consigli!”. Il tono sarcastico di Francesca mi ha fatto desistere più delle ciabatte di Anna. Per fortuna Sara era pronta per quando è arrivato Gianni. Lui è stato fantastico, se già prima pensavo che fosse un ragazzo in gamba, quella sera ho capito che è una persona straordinaria. Quando ha visto Sara, invece di mettersi a ridere, o magari arrabbiarsi, è stato al gioco. Si è presentato come se non l’avesse mai vista prima, e ha iniziato a giocare. È stata una cena surreale, Sara e Gianni facevano finta di non conoscersi, chiedevano notizie l’uno all’altro e si informavano come se non sapessero nulla. Studi, lavoro, interessi. La cosa più buffa è stata quando hanno parlato delle scuole frequentate.

“Ma sul serio? Anche tu hai fatto il liceo scientifico?”.

Sono stati compagni di classe per 8 anni, dalle elementari alle medie. Dopo, stesso liceo, ma classi diverse. Chiaramente Francesca e io stavamo al gioco, anche se devo dire che in certi momenti è stato difficile non ridere. Quando si è parlato di amori, Sara ha detto di essersi innamorata di un testone, che però guardava tutte le altre meno che lei.

“Evidentemente non gli piaccio proprio”.

“Mi sembra impossibile che il motivo possa essere questo. Forse il testone cerca di rimuovere brutti ricordi”.

“Sarebbe?” ha risposto Sara, che sembrava davvero non capire di cosa stesse parlando Gianni.

“Magari ci sono stati momenti in cui il testone avrebbe fatto qualunque cosa per te, ma tu pensavi ad altri, e non lo hai nemmeno preso in considerazione. Pensaci su, forse qualcosa ti viene in mente”. Il tono di voce di Gianni si era fatto leggermente acido, ma pur sempre gentile.

“Forse ricordo qualcosa, ma è stato in tempi lontanissimi, mi sembra che fossimo addirittura alle elementari. Penso che sia davvero sciocco rimanere ancorato a ricordi così remoti. E’ passato talmente tanto tempo da allora, e poi le persone cambiano”.

“Ma forse il testone ha notato che anche alle medie hai continuato a scegliere certi tipi di ragazzi, e non gli è parso che i tuoi gusti fossero cambiati di molto. Fai un piccolo sforzo di memoria, e magari ti viene in mente qualcos’altro”. L’atmosfera si era fatta leggermente elettrica.

“Ora che mi ci fai pensare forse sì, anche alle medie deve essere successo qualcosa, ma non mi pare che il testone fosse più interessato a me, in quel periodo. E comunque perché parlare sempre del passato, non avrebbe più senso parlare del presente o del futuro?”

“E’ guardando al passato che ci si può fare un’idea del futuro, ma forse qualcosa potrebbe anche convincere il testone che le cose sono cambiate. Alle superiori che ragazzi frequentavi?”

Io e Francesca restavamo ad ascoltare in religioso silenzio, anche perché non avremmo saputo cosa dire ed eravamo troppo curiosi di vedere come sarebbe finita. Sembrava la finale di Wimbledon Borg – McEnroe.

“Intanto il testone potrebbe prendere atto che le scuole grazie a Dio sono finite, e che nel frattempo potrei aver avuto un’illuminazione, essermi accorta che desideravo altro dalla vita che ragazzi pieni di muscoli e privi di cervello”.

“E adesso improvvisamente il testone ti sembra interessante?”

“In realtà lui lo è sempre stato, ero io che ero stupida, e non me ne accorgevo”.

“E com’è che ora hai avuto questa illuminazione?”. Il tono di Gianni si era raddolcito di nuovo, e anche Sara si è ammorbidita.

“Perché lavoriamo insieme”.

C’è stato un attimo di silenzio, in cui ho approfittato per alzarmi e prendere il dolce. Mentre ero in cucina però, tendevo l’orecchio, perché non volevo perdermi neppure una virgola di quello che avrebbero detto.

“Hai preso in considerazione che, lavorando insieme, se le cose andassero male, sarebbe un disastro?”.

“Considerando come vanno le cose oggi, potrebbero solo andare meglio. Se andasse bene, bene. Se dovesse andare male, in ogni caso saprei che non era la persona giusta per me, e potrei andare avanti, invece di rimanere ad aspettarlo come una cretina, sperando che si accorga di me”.

Per la prima volta da quando era iniziato questo scambio di battute tra loro, Sara aveva alzato gli occhi dal piatto, cercando di incrociare lo sguardo di Gianni. Anche Gianni aveva smesso di tormentare il pezzo di pane con cui se l’era presa fino ad allora, e aveva guardato Sara dritto negli occhi.

“Posso dire una cosa? Promettimi solo che non ti metterai mai più quella orrenda salopette. Sembri Roby, il mio meccanico”.

Siamo scoppiati tutti a ridere ed è stata decisamente una risata liberatoria. Finalmente avevo scoperto il motivo dell’avversione di Gianni per i ragazzi di Sara: la cotta non gli era mai passata. Come amico ero un po’ deluso, perché non si era confidato con me fino in fondo, ma adesso ero troppo felice per lui per arrabbiarmi. Quando la sera stessa ho informato Anna di come erano andate le cose, è stata entusiasta e naturalmente non ha perso occasione per prendersi tutto il merito della cosa. E per una volta sono stato felice di aver partecipato anch’io ai suoi intrighi.

Chi avesse perso le puntate precedenti, può trovarle nel menù in alto, raccolte nella cartella “Notebook”.

Notebook 16: Gianni e Sara

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19 risposte a "Notebook 19: Sara"

  1. Alessandro Gianesini ha detto:

    Bello, proprio bello.
    Se mi permettete un appunto: se non ricordo male, il racconto è ambietato nei nostri giorni e con persone sulla 30ina o giù di lì, giusto?
    Se così fosse, “Sembrava la finale di Wimbledon Borg – McEnroe.” (1980) sarebbe un po’ anacronistica… 😉

    Piace a 1 persona

  2. Pingback: Notebook 25: parliamo d’amore | Centoquarantadue

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