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Notebook 21: Sonia e Antonio

Mi ero quasi dimenticato di Sonia. Non del suo fondoschiena, naturalmente. Quello faccio ogni sforzo per cacciarlo dalla mente, ma è davvero difficile. Mi ero quasi dimenticato che anche lei è stata centrata in pieno da Cupido. L’altra settimana si è rifatta viva perché vuole a tutti i costi farmi conoscere l’uomo fantastico di cui si è innamorata, per poi sapere cosa ne penso. Le ho detto di passare a trovarmi in banca con una scusa, insieme a lui.

Di solito sono bravissimo a giudicare le persone dall’aspetto, raramente sbaglio la prima impressione. Così due giorni fa si è presentata, come concordato. Lui è un bel tipo, non c’è che dire, elegante, anche troppo per la sua età. Si vede che è benestante, e questo mi ha fatto piacere per Sonia. Si merita un uomo che la faccia vivere bene, considerando la vita che ha fatto finora. Continuavo a guardarlo, perché aveva un viso familiare, come se l’avessi già visto, ma non riuscivo a inquadrare dove. Poi si è inserito casualmente nella conversazione e il fortissimo accento meridionale quasi mi ha fatto venire un colpo: era il presunto figlio del mio collega. Ho dovuto fare uno sforzo per far finta di niente, ma Sonia si è accorta della mia espressione. Quando il pomeriggio mi ha chiamato per sapere cosa ne pensavo, non sapevo cosa dirle.

“Guarda che ho visto la faccia che hai fatto a un certo punto. Che cosa mi nascondi?”

“Niente. Ho solo bisogno di appurare alcune cose, e nel frattempo è meglio che tu li metta nel cassetto tutti i tuoi sogni d’amore”.

“E’ sposato?”.

“Credimi, sarebbe meglio”.

“Come meglio? Non tenermi sulle spine, dimmi cosa sai di lui”.

Come facevo a spiegare a Sonia quello che sapevo, senza tradire il segreto di Antonio? Però non potevo nemmeno lasciare che Sonia finisse invischiata con un mezzo mafioso, sia pure pentito.

“La vita a volte è strana, anzi stranissima… Succedono cose che possono sembrare incredibili”.

“Non pensare di cavartela con la filosofia. Voglio sapere cosa c’è che non va”.

“Abbi pazienza ancora qualche giorno. Voglio essere sicuro delle cose che dico, prima di dirle”.

Non credo che sia riuscita a capire, ma mi ha concesso il tempo che mi serviva. Così ho parlato con Antonio, e non è stato facile neppure quello. Dirgli che il figlio si è innamorato proprio di Sonia… Ovviamente non ne è stato felice, e io da parte mia non sono affatto felice che si sia innamorata di un mafioso.

“Pentito”. Antonio ha sottolineato la differenza con orgoglio.

“D’accordo, pentito, ma sempre mafioso. Sonia merita di più: è una ragazza molto intelligente, laureata, economicamente indipendente, anzi, direi, benestante”.

“Grazie anche a noi”. Stavolta non c’era orgoglio nella voce, ma sarcasmo.

“Va bene, ha fatto la escort finora, però adesso ha intenzione di smettere. E poi non è mai stata una di strada, lo sai che c’è differenza, me l’hai insegnato tu”.

“Sì, la differenza è per noi che siamo i clienti, perché le escort sono più pulite, più sicure, meno volgari… ma sempre puttane sono!”.

“Anche se si trattasse di una ragazza qualunque, non potresti certo pretendere che fosse vergine”.

“Tra l’essere vergine e lo scoparsi anche due uomini contemporaneamente, ce ne passa”.

“Si è mantenuta all’università con quei soldi, non lo faceva certo per vizio. E comunque aveva già deciso di smettere da un po’ e stava cercando qualcos’altro da fare”.

“E guarda caso si è imbattuta in mio figlio!”.

“Ecco, esatto, è lei che ci rimette. Con un mafioso, pentito o no, sarebbe sempre in pericolo di vita. E poi chissà di quali reati si è macchiato…”

“Nessun omicidio. Era il fratello minore quello pericoloso. Mio figlio è stato condannato solo per associazione mafiosa, ma nessun omicidio”.

“Il tuo presunto figlio”. E ho sottolineato “presunto” perché fosse chiaro che ancora non poteva esserne sicuro.

“Certo che è mio figlio. Lo sento. Anzi, lo so”.

Mi sono reso conto in quel momento che stavamo quasi litigando per qualcosa che comunque non avremmo potuto evitare, anche volendo. Antonio voleva bene a suo figlio, e non avrebbe voluto una escort come nuora. Comprensibile. Io volevo bene a Sonia, a modo mio, e non mi piaceva l’idea di vederla finire con un delinquente. A quel punto ho pensato che dopotutto Il figlio di Antonio era siciliano, nato e cresciuto giù, e sicuramente non avrebbe mai accettato Sonia, sapendo che era una prostituta, sia pure pentita. Così mi è venuta un’idea che avrebbe risolto tutto.

“Non siamo noi a dover decidere, Antonio, è inutile che discutiamo. Su una cosa però credo che siamo d’accordo: entrambi hanno diritto di sapere la verità sull’altro, prima di scegliere cosa fare”.

“Sì, sono d’accordo anch’io. Mio figlio ha diritto di sapere che la futura madre dei suoi figli faceva la zoccola”.

“E Sonia ha diritto di sapere che lui era un mafioso”.

“Ma tu hai promesso di non dire nulla di quello che ti ho raccontato. Ne va della vita di mio figlio, e di Maria”.

“E tu non puoi certo dire a tuo figlio che conosci Sonia perché te la scopavi… Cercherò di convincerla io a dire tutta la verità a tuo figlio, e poi sarà quel che sarà. Speriamo che lui la lasci”.

Ci siamo salutati così, con poca convinzione e tanta apprensione per quello che sarebbe successo. Ora dovevo solo decidere cosa dire esattamente a Sonia. Purtroppo mi ha chiamato lei, senza darmi il tempo di prepararmi adeguatamente.

“Allora? Dimmi quello che mi devi dire, e facciamola finita”.

“Purtroppo ci sono delle cose che non posso raccontarti, perché ne va della vita di altre persone. Però sappi che anche lui ha parecchi scheletri nell’armadio, e che scheletri…”

“Tu mi vuoi far morire! Si può sapere di che scheletri vai parlando?”

“Non te lo posso dire, credimi. Ti dico solo che devi fidarti di me. Raccontagli tutto del tuo passato, e vedrai che anche lui farà altrettanto. Solo lui può dirtelo, io no. Non tocca a me”.

“Ma pensi che accetterà quello che ho fatto per vivere finora?”

“Considerando quello che nasconde lui, il tuo passato è niente al confronto, credimi. La sincerità è sempre la cosa migliore, e se ti ama davvero, lo accetterà”.

In realtà speravo ardentemente che il tipo sarebbe scappato a gambe levate non appena saputo del passato di Sonia. Un po’ mi dispiaceva per lei, perché si era innamorata sul serio, ma lo stavo facendo per il suo bene. Le bugie non sono sempre negative, ci sono anche quelle a fin di bene.

“Se questo è il tuo consiglio, lo farò. Mi fido di te”.

Mentre riattaccavo il telefono, mi ha preso una strana malinconia. Era la prima volta, da quando la conoscevo, che avevo mentito a Sonia.

E se lo avevo fatto per il suo bene, perché adesso mi sentivo un verme?

≈ ≈ ≈ ≈ ≈

Chi avesse perso le puntate precedenti, può trovarle nel menù in alto, raccolte nella cartella “Notebook”.

Notebook 18: Antonio

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34 risposte a "Notebook 21: Sonia e Antonio"

  1. Alessandro Gianesini ha detto:

    “Le bugie non sono sempre negative, ci sono anche quelle a fin di bene.”
    Mi piacerebbe conoscere il… uhm… fanfarone? Ecco, fanfarone (avevo in mente altro, ma vabbeh) che ha inventato questo modo di dire! 😉

    Piace a 1 persona

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