Notebook

Notebook: se potessi

Se potessi esprimere un desiderio, trovare quella lampada che tutti vorremmo… Se mi fosse concesso un desiderio, uno soltanto, non avrei esitazioni, sai, non dovrei pensarci un attimo. Saprei esattamente cosa chiedere.

Vorrei un giorno, un altro giorno insieme a te. Non uno di quelli che abbiamo vissuto. Quelli sono diventati ricordi, li porto sempre con me e nessuno potrà mai portarmeli via, se non forse, un giorno, una memoria malata.

Vorrei un giorno nuovo, uno che non abbiamo mai vissuto. Un solo lunghissimo giorno per abbandonarmi nel tuo abbraccio, per sentirmi di nuovo come mi facevi sentire tu, sicura, felice, come se niente potesse andare storto, come se tutto fosse perfetto.

Un giorno solo, per leggere di nuovo l’amore nei tuoi occhi, perché nessuno mi ha amato come te, e nessuno lo farà mai più. Non come lo hai fatto tu. Eppure te ne sei andato, mi hai lasciato qui a cercarti, a chiamare il tuo nome, sapendo che non avresti più risposto. Mi hai lasciato da sola a guardare i tramonti, cercando di imparare a vivere senza di te.

Mi sono chiesta tante volte se hai mai notato il mio sguardo annebbiato dalla malinconia, ancora prima che tu te ne andassi. Forse lo sai che ho pianto la tua partenza molto prima che tu mi lasciassi, perché io sapevo che stava per succedere. Ma non ho avuto la forza di dirtelo, vigliaccamente ho preferito tacere.

Mi sono chiesta se hai sentito i singhiozzi che cercavo di nascondere dietro una porta, perché parlarne era troppo difficile, troppo doloroso. Forse hai finto, anche tu come me, di non vedere e di non capire. Di non sapere che stava per finire. Abbiamo programmato insieme il Ferragosto, ricordi? Come se dovesse arrivare sul serio, anche quell’anno, come tutti gli altri.

Un giorno solo, vorrei ancora un altro giorno. Non so se mi basterebbe per dirti tutto quello che non ti ho detto, quello che ho sottinteso, che ho rimandato, perché pensavo di avere ancora tempo. Invece il tempo è finito, prima che potessi prenderti la mano e tenerti stretto, sei scivolato via in un attimo, e mi hai lasciato qui a contare i giorni e poi gli anni, uno dopo l’altro, senza di te.

A volte metto il tuo profumo, la bottiglia che hai lasciato qui. Ne metto una goccia, per sentirti ancora con me. A volte mi perdo in una fotografia, a guardare un istante di felicità che non c’è più, e ripenso a tutti i momenti che erano preziosi, ma allora non lo sapevo.

Un giorno, ancora un altro giorno. Non per trattenerti, non per saziare la nostalgia che a volte mi strazia, quel vuoto di te che non so colmare, quel silenzio che risponde alle mie domande.

Vorrei un giorno ancora per farti sorridere, come una volta. Ricordi quanto ci divertivamo insieme? Io cominciavo una battuta e tu la finivi, o tu iniziavi e io stavo già ridendo, perché sapevo esattamente dove saresti andato a finire… A volte capivamo solo noi, bastava un’occhiata e ridevamo, mentre gli altri ci guardavano senza capire.

Un altro giorno di chiacchiere vuote, che vuote non erano, di parole e di risate, di attimi preziosi e infiniti, passati come sabbia in una clessidra, senza poterli fermare. Un giorno per spiegarti come sono andata avanti, senza di te, e come ti vedo nei miei occhi ogni volta che guardo lo specchio.

Un giorno per te, tutto per te, solo per vederti felice. Senza impegni, senza lavoro, senza dolore né medicine, senza nulla se non io e te.

Vorrei un giorno solo. Solo per noi, papà.

Lilì

Dedicato a mio padre   † 29 luglio 2006

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