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Notebook 28: Anna e suo padre

È parecchio che non parlo con Anna. Dopo il suo accenno al discorso sul sesso, che è stato prontamente deviato su Francesca, non ci siamo più trovati a parlare di cose importanti. Mi domando spesso come ho fatto a rinunciare a lei, per tutti questi anni. Forse se l’avessi frequentata da piccola, ora non mi sarebbe così simpatica, magari non ci sopporteremmo. Forse ci siamo incontrati al momento giusto, di certo da quando è entrata nella mia vita tutto sta cambiando, tutto si sta evolvendo. Capisco perché Stefano la consideri la più grande meraviglia del mondo. Anna lo è davvero.

Per questo ho capito suo padre quando si è presentato alla mia porta chiedendomi aiuto.

Come ho già avuto modo di raccontare, i miei rapporti col secondo marito di mia madre sono stati ridotti al minimo indispensabile. Da quando poi si è separato da mia madre, l’ho eliminato anche dai miei pensieri. Ma Anna è sua figlia, e il suo rapporto col padre, dopo la separazione, è divenuto saltuario e conflittuale. Io sono diventato a tutti gli effetti il suo referente maschile, mentre col padre, le poche volte che si sono visti o sentiti, mia sorella è stata acida. Ha deciso di fargliela pagare.

Quando me lo sono visto davanti, che chiedeva aiuto, ho risposto che ero la persona meno indicata, visto i miei trascorsi, e gli atteggiamenti che ho sempre tenuto verso i miei genitori. E infatti, secondo lui, molto della reazione di Anna dipendeva da me. Per questo era venuto a lamentarsi. Gli ho fatto presente che se lui non avesse messo su una relazione con un’altra donna, molto più giovane di mia madre, non avremmo avuto niente da discutere su come Anna stesse reagendo alla separazione.

“Può anche darsi che tu abbia ragione, ma fino alla separazione sono stato un ottimo padre, e un ottimo marito. Credo di aver diritto di vedere mia figlia e di poterle spiegare le mie ragioni.”

“E io che c’entro?”

“Potremmo incontrarci qui a casa tua, visto che lei da me non viene più.”

Era chiaro che voleva prenderla di sorpresa, ma visto che ultimamente avevo imparato che parlare con le persone può essere molto più utile che chiudersi in un ostinato silenzio, ho accettato, per il bene di Anna. E poi non è così facile mettere all’angolo mia sorella.

La discussione è stata molto accesa, ma istruttiva, anche per me che ero solo uno spettatore.

Se fosse stata una partita di baseball, l’avrebbero sospesa per manifesta inferiorità dell’avversario.

Anna parlava di valori, il padre di sesso. Anna parlava di principi, il padre della sua felicità personale. Anna parlava di amore con la A maiuscola, lui diceva che la vita è una e non va sprecata con chi ti rende infelice.

A un certo punto Anna l’ha ucciso metaforicamente come padre, tanto che, per un attimo, mi ha fatto quasi pena.

“Che valori può insegnare, un uomo che mente, tradisce, e pensa solo a se stesso? Avevi promesso, e non sei stato capace di mantenere. Hai promesso di amare, di essere fedele, e poi hai tradito, e in questo modo hai smesso anche di amare e di rispettare. Non hai pensato che quando hai tradito la mamma, hai tradito anche me come figlia? E dici che mi vuoi bene?”

“Certo che ti voglio bene! Tutto questo non ha niente a che fare con te. E’ la mia vita.”

“Allora io non voglio farne parte. Il padre che amavo era un altro, e non è certo colpa mia se non esiste più.”

Anna discuteva con una foga incredibile, non c’era una parola che avesse detto di cui non fosse davvero convinta. Alla fine, però aveva lasciato uno spiraglio “dimostrami che mi sbaglio, dimostrami che quel padre esiste ancora.”

Alla fine della discussione, la situazione era questa: Anna ha accettato di vedere il padre tutti i giorni, ma nessun rapporto con la sua nuova compagna.

Mia sorella era convinta di poterlo redimere. Secondo lei suo padre doveva tornare con nostra madre, per rientrare nella grazia di Dio. A parte che io sapevo per certo che mia madre non l’avrebbe ripreso per tutto l’oro del mondo, ho provato a spiegare ad Anna che non era così, che per essere in grazia di Dio, nostra madre sarebbe dovuta tornare con mio padre, perché a lui si era promessa davanti a Dio la prima volta, e suo padre in realtà avrebbe dovuto sposare la stronza con cui viveva.

Anna è una ragazza intelligente, ma in fatto di parentele non capisce nulla. Spero proprio che Don Piero la illumini.

Quando pensavo ormai di aver risolto brillantemente la situazione col padre di Anna, mi sono ritrovato faccia a faccia con la sua nuova compagna. Si è presentata alla mia porta dopo qualche giorno dall’incontro padre-figlia, accusandomi di averle rovinato la vita.

Scortese, maleducata e arrogante. Una gran bella donna, devo riconoscerlo, con la faccia da stronza, ma obiettivamente gnocca. Senza neanche dire buongiorno, era partita con una serie di accuse e farneticazioni che sembravano i vaneggiamenti di un’ubriaca, dicendo che dopo il colloquio tra Anna e suo padre, quest’ultimo aveva cambiato atteggiamento nei suoi confronti, che il loro rapporto si era deteriorato, e che la colpa era mia.

“E io cosa c’entro? Io li ho solo ospitati a casa mia, ma non sono certo responsabile per quello che si sono detti e tanto meno per quello che hanno deciso di fare. A volte ho prestato la casa agli amici per portarci qualche ragazza, ma nessuna se l’è mai presa con me, se non è rimasta soddisfatta.”

Assolutamente indifferente a ciò che dicevo, ha continuato nelle sue farneticazioni, finché non ha commesso l’errore di tirar fuori mia madre. Per sua fortuna è arrivata in quel momento Francesca, che è riuscita a calmarla, ma soprattutto a portarla via. Non ho mai picchiato una donna, ma adesso so che potrei farlo.

≈ ≈ ≈ ≈ ≈

Chi volesse leggere le puntate precedenti, può trovarle nel menù in alto, raccolte nella cartella “Notebook”.

Notebook 1: Figlio unico

Notebook 2: Anna

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11 risposte a "Notebook 28: Anna e suo padre"

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