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Notebook 31: prove generali

Al nuovo appuntamento del corso prematrimoniale c’eravamo tutti. Io e Francesca, Matteo e Ilaria e anche Gianni con Sara, che hanno accettato il mio invito, anche se, per il momento non hanno ancora intenzione di andare all’altare. Ma, come dice Don Piero, meglio presto che tardi. Il don è simpaticissimo quando tira fuori i suoi proverbi, che spesso nascono dalla fusione di detti popolari molto noti. Come ad esempio “Chi fa da sé, mezzo gaudio”, anche se non credo che Don Piero capisca perché ridono tutti quando lo dice. Ma quello che preferisco è “Meglio soli, che in compagnia di un cane che morde”. Come dargli torto?

A proposito di cani che mordono, è successo il finimondo. A tenere la lezione c’era, come sempre, quella coppia con tre figli, che non va d’accordo su nulla. Matteo ha pensato bene di domandare quando trovavano il tempo per fare sesso, e con quale stato d’animo potevano farlo senza precauzioni, con l’incubo di un quarto figlio.

È scoppiata la terza guerra mondiale, anche quelli che finora non avevano detto una parola, hanno voluto dire la loro, mentre la coppia è letteralmente implosa in mezzo alla confusione.  Mentre la moglie diceva che i figli sono un dono del Signore e il sesso è il mezzo per arrivare ai figli, il marito ha fatto una faccia che esprimeva tutt’altro pensiero, e forse sarebbe finito tutto lì, se la moglie non si fosse girata di scatto, intercettando così l’espressione che il marito stava facendo alle sue spalle.

E’ partito un battibecco, che man mano è degenerato, anche perché, secondo me, quei due avevano un gran bisogno di sfogarsi. Così ad un certo punto il marito ha ammesso che era da anni ormai che non sapeva cosa fosse una bella scopata, al che la moglie ha risposto che, per come la vedeva lei, non aveva mai scopato con nessuno, ma aveva solo fatto l’amore con lui.

“E per quello che mi riguarda, passerà un bel po’ di tempo prima che io torni a fare l’amore con te.”

“Solo tu puoi pensare che quello che facciamo si possa definire ‘fare l’amore’. Ultimamente ci mancava poco che recitassi il rosario mentre lo facevamo…”

La moglie a questo punto è diventata rossa, e tutti sono intervenuti in maniera scomposta, creando una confusione pazzesca. Escluso Angelo e una ragazza, tutti hanno preso le difese del marito.

Francesca, visto che la moglie era in evidente difficoltà, si è alzata e l’ha abbracciata, cercando di rincuorarla, ma lei si è messa piangere.

Don Piero, che in quel momento era assente, è arrivato di corsa, forse attirato dal chiasso che stavamo facendo o forse avvertito da qualcuno. Si è fatto spiegare brevemente la situazione, e ha concluso che quei due avevano bisogno di poter stare un po’ da soli, per riflettere. “E per copulare” ha aggiunto Matteo, ma per fortuna l’ho sentito solo io.

Don Piero ha deciso che la domenica io e Matteo, insieme alle nostre compagne, avremmo tenuto i due bimbi più grandi, mentre il piccolo sarebbe stato affidato alla nonna. In questo modo i genitori avrebbero avuto un po’ di libertà.

“E a voi non farà certo male tenere i due mocciosi, così vi farete un’idea di quello che vi aspetta.” Sembrava un po’ una minaccia…

I due mocciosi sono Annarita, una splendida bimba, che Francesca conosce perché è nel suo corso di catechismo, e Fulvio, un terremoto. Uno di quei bambini insopportabili, iperattivi, rompicoglioni.

Tutto sarebbe potuto degenerare se con Matteo non si fossero subito innamorati uno dell’altro. A Matteo non pareva vero di poter tornare a fare tutto ciò che faceva da piccolo, urlare, gridare, ridere, correre, fare dispetti e smorfie. A Fulvio non pareva vero che un adulto potesse essere più scatenato di lui.

Abbiamo pensato di portare i bambini al parco giochi perché potessero sfogarsi in libertà, ma alla fine chi si è veramente sfogato è stato Matteo. Lui e Fulvio ne hanno fatto di tutti i colori, senza freni né inibizioni. Il bambino che era rimasto silente nell’anima di Matteo si è impossessato del suo corpo. C’è voluto l’impegno di tutti, Annarita compresa, per portarli via dal parco. E la promessa di andare al cinema.

Se possibile il cinema è stato anche peggio, risate, grida, commenti ad alta voce, due pazzi che sembravano parte integrante del film. A nulla sono valse le nostre suppliche a contenersi. Dopo il cinema, tutti in pizzeria, e qui, esclusi alcuni momenti, si sono comportati in maniera accettabile.

Certo, dopo una solenne sfuriata da parte mia, di Ilaria e un po’ anche di Annarita, che a dire il vero sembrava un’adulta in miniatura. Lei e Francesca stavano a guardare, ridendo ogni tanto, con condiscendenza, ma senza arrabbiarsi. Io e Ilaria eravamo furibondi.

Alla fine però ci siamo divertiti tutti. Era strepitoso vedere Matteo e Fulvio che si guardavano, poi guardavano noi, e scoppiavano a ridere. Veniva da ridere anche a noi.

Quando è venuto il momento di salutarsi, il loro addio è stato commovente, si sono abbracciati stretti, come se dovessero partire per chissà dove, e si sono promessi di rincontrarsi prima possibile. Il tutto davanti agli occhi allibiti dei genitori, che non riuscivano a capire. Ma sono state le parole di Annarita a spiegare e riassumere la giornata.

“Fulvio è pazzo, ma Matteo è dieci volte più pazzo di lui. Se ci fossi stata tu mamma, li avresti presi a sberle dall’inizio alla fine.”

Ancora una volta Don Piero aveva ragione. Ci siamo fatti tutti un’idea ben precisa di quello che ci aspetta.

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8 risposte a "Notebook 31: prove generali"

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