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Notebook 34: pazza idea

Era un po’ che io e Francesca accarezzavamo un’idea folle, che ci era venuta una sera, in un momento, diciamo, d’intimità. Intimità si fa per dire, perché con le idee di Francesca, che io rispetto assolutamente per amor suo, l’intimità si riduce a ben poco, e non fa che acuire il desiderio di una conoscenza più approfondita. Con mia grande e gradita sorpresa ho scoperto che il desiderio è reciproco, e che Francesca sarebbe quasi disposta a cedere e magari fare una prova, come aveva fatto con Paolo.

La cosa mi ha fatto piacere, ma poi ho pensato a come erano andate le cose con lui, e ho concluso che non è giusto forzarla. Così una sera, mentre eravamo lì, abbracciati, tutti e due con la voglia di toglierci i vestiti e infilarci nel letto, mi è venuta un’idea geniale.

“Perché non ci sposiamo adesso?”

“Come adesso?”

“Siamo tutti e due abbastanza maturi per capire quello che vogliamo, siamo innamorati, abbiamo l’età giusta, io ho un lavoro sicuro e abbiamo anche la casa. Cosa dobbiamo aspettare?”

“Ma ci vuole tempo per organizzare un matrimonio, ci vuole la chiesa, il ristorante, gli inviti, le bomboniere, la lista di nozze… almeno 6 mesi, minimo!”

“Non se ci sposiamo in segreto.”

“Tipo Renzo e Lucia? Ma dai, non essere sciocco!”

“Dico sul serio: chiediamo a Don Piero di sposarci in segreto, di fronte a Dio, e poi con calma organizziamo una cerimonia come vuoi tu, con amici e parenti. Lo sai anche tu che resistere così, stando vicini e spesso da soli, è sempre più difficile. Io rispetto le tue idee e non voglio forzarti, e d’altra parte non possiamo nemmeno tradire la fiducia di Don Piero, perciò la cosa migliore da fare è sposarci.”

“Messa così, non è una cattiva idea. Bisogna vedere cosa ne pensa Don Piero.”

Detto fatto, gliene abbiamo parlato insieme, e incredibilmente lui ha accettato. Mettendo qualche condizione, ma ha accettato. Intanto le pubblicazioni di legge bisognava farle, era inevitabile. Ma tanto non le legge mai nessuno, e anche nel nostro caso non è stato diverso. Poi ha voluto che ci sposassimo nella chiesina del suo paese natale, alle 6.00 di mattina, prima delle messe ordinarie. E questo credo che lo abbia preteso per punirci in qualche modo. Poi ci ha fatto promettere che avremmo continuato a frequentare il corso prematrimoniale ancora per un po’. In cambio si è impegnato a trovare lui testimoni di sua fiducia. Noi abbiamo dovuto comprare solo le fedi. Ho riflettuto sul fatto che alla fine sposarsi non costa niente, se lo si fa così. Sono tutti i fronzoli che vengono a costare… Fosse per me non sarebbero necessari, ma Francesca vuole un matrimonio con tutti i crismi e lo avrà. Tra sei mesi, ma lo avrà.

Per ora abbiamo avuto questa bellissima cerimonia, semplice e intima, solo per noi. A parte la sveglia alle 4 del mattino, per poter essere là alle 6 puntuali, è stato tutto meraviglioso.

Come in una fiaba, siamo arrivati in questa piccola chiesetta circondata da castagni. Dentro era tutta bianca, con solo due grandi affreschi sulle pareti laterali. Davanti all’altare quattro panche, che qualcuno aveva decorato con mazzetti di fiori di campo, gli stessi che abbellivano l’altare.

Don Piero ci aspettava insieme a una coppia di anziani, i testimoni, che ci hanno guardato per tutta la cerimonia senza smettere di sorridere. Forse perché si capiva che eravamo emozionati.

Più che emozionati, più che felici, più che innamorati. E soprattutto sinceri. Ogni cosa che abbiamo promesso veniva dai nostri cuori, non erano solo parole, ma l’espressione di qualcosa di profondo che scaturiva direttamente dall’anima.

Usciti dalla chiesetta, abbiamo trovato il sole a salutarci e l’esplosione di colori tutt’intorno a noi sembrava il riflesso della nostra gioia. Pareva quasi che la natura si fosse vestita a festa per partecipare alla nostra felicità. Erano le sette di mattina, e abbiamo cominciato a sentire un certo languorino, visto che, per fare prima, tutti e due eravamo usciti di casa senza mangiare. Così, invece del pranzo di nozze abbiamo fatto la colazione di nozze. Ci siamo fermati in un bar sulla strada. Brioche e cappuccino per due. La brioche più buona che abbia mai mangiato. In realtà, anche se fossero state ammuffite da una settimana, non ce ne saremmo accorti. Ci guardavamo e ridevamo. La felicità ora so cos’è, comunque vada, so esattamente cosa vuol dire essere felice. La sua mano nella mia, seduti in un bar, a guardarci e ridere.

Avremmo potuto andare di corsa a casa a fare l’amore, invece no. Abbiamo allungato un po’ la strada e siamo andati a trovare i nonni di Francesca, che avevamo avvisato.

E là, zia Lucia ci ha fatto trovare il nostro pranzo di nozze.

≈ ≈ ≈ ≈ ≈ ≈

Non vi preoccupate, continua……

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37 risposte a "Notebook 34: pazza idea"

  1. Maison Koala ha detto:

    oddio oddio oddio ma quato è addicting questa saga?! Per lettori dell’ultimo minuto (ma già conquistati) che si son persi le puntate precdenti: è una storia vera o…? Attendo in ogni caso ansiosa il proseguo!

    Piace a 1 persona

  2. Pingback: Notebook 35: i preparativi | Centoquarantadue

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