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Notebook 35: i preparativi

Abbiamo iniziato i preparativi per il nostro secondo matrimonio, quello ufficiale. Compilare la lista degli invitati per me è stato semplice e veloce, avendo praticamente zero parenti. I miei genitori sono entrambi figli unici, i nonni tutti morti, giusto qualche zio dei miei e un paio di cugini di secondo grado. Meno di dieci persone. Francesca invece ha molti parenti, sia da parte di madre che di padre, quindi a quanto ho capito la sua sarà una lista abbastanza lunga.

A parte i parenti, io inviterò sicuramente Gianni e Matteo con le rispettive famiglie, Sara e Ilaria, Antonio e Carmela, Sonia e Alberto. Sono indeciso se invitare anche Enrica col marito, alla fine lascerò a lei la scelta se venire o no. Di Teresa non ho più notizie da parecchio, e poi forse non sarebbe il caso di invitarla.

Per il pranzo ho avuto un’idea e zia Lucia è stata entusiasta. Francesca ci teneva moltissimo che sua nonna partecipasse, ma portarla in giro era praticamente impossibile, si sarebbe stancata troppo. Così ho pensato che organizzeremo il pranzo di nozze nell’aia della casa dei suoi nonni. Potremo usare dei tendoni per coprire i tavoli, in modo che in caso di maltempo non ci si bagni. Il catering naturalmente sarà affidato ad una società attrezzata per avvenimenti di questo genere. Non si può certo pretendere che zia Lucia cucini per tutti, anche se sono convinto che non si sarebbe tirata indietro. Ha già detto comunque che vuole supervisionare il menù. Avevo un cliente che era specializzato in questo tipo di attività, perciò penso che ci rivolgeremo a lui.

Poi abbiamo pensato ad un’orchestrina, per allietare il pomeriggio e la serata con la musica, anche se questo significherà ballare, che per me è sempre stata una tragedia. Passi la discoteca, dove basta dimenarsi un po’ al ritmo della musica, ma ballare in coppia, seguire i passi senza pestare i piedi alla compagna, l’ho sempre trovato difficilissimo. Se potrò, cercherò di evitare.

Per la chiesa, Francesca ci teneva che la cerimonia si svolgesse nella sua parrocchia, io invece avevo proposto la chiesetta dove ci siamo già sposati, visto la vicinanza con la casa della zia. Don Piero naturalmente non ha avuto dubbi, ha appoggiato subito Francesca.

A questo punto credevo che il più fosse fatto, ma mi illudevo. Non avevo considerato tutta quella parte dei preparativi che entusiasma le donne e che penso sia l’unico vero motivo che le spinge al matrimonio: la scelta del vestito, le bomboniere, le partecipazioni, i fiori e… dimentico nulla? Non mi pare, comunque se ho dimenticato qualcosa, Francesca e sua madre sicuramente me lo ricorderanno. Questo è il momento della vita di una donna in cui, qualunque divergenza ci sia mai stata con la madre, sparisce miracolosamente. La futura sposa e sua madre diventano un’entità unica, un’alleanza indissolubile, contro il malcapitato futuro marito e genero. Noi ci illudiamo di avere voce in capitolo nelle scelte, ma l’ultima parola la dicono sempre loro.

Avrei voluto una bomboniera spiritosa, per far ridere gli amici, ma la madre di Francesca è intervenuta subito a gamba tesa.

“Le bomboniere devono essere chic, possibilmente in argento, non vorrete fare brutta figura, vero?”

Anche le partecipazioni me le immaginavo divertenti, magari colorate, comunque semplici. Ma la futura suocera ha voluto dire la sua.

“La partecipazione è il vostro biglietto da visita, deve essere elegante e sobria, direi in cartoncino beige con caratteri corsivi color mogano.” Io non so neanche come sia il color mogano.

Come fiori mi sarebbero piaciute tanto le gerbere: sono semplici e decorative, come delle gigantesche margherite variopinte. Mettono allegria e riempiono la chiesa di colore.

“Ma scherzi? Gli unici fiori che si adattano ad un matrimonio elegante sono le orchidee!”

In tutto questo Francesca non aveva detto una parola, non so se fosse d’accordo con sua madre, o non osasse contraddirla. O forse non gliene importava granché di tutte queste cose, come del resto non importava a me.

Ma la cosa che davvero importa ad ogni donna è il vestito. Credo ci siano donne che si sposano solo per poter indossare l’abito bianco. E quelle che per scelta non si sposano, rimpiangono di non averlo potuto indossare. Ho visto in televisione una di quelle trasmissioni più o meno vere, in cui l’argomento era proprio la scelta dell’abito. La follia sembrava essersi impadronita di tutti i partecipanti, a cominciare dalle ragazze, fino alle madri, sorelle o amiche che accompagnavano le future spose. Alcune minacciavano addirittura di non sposarsi, se non avessero trovato l’abito giusto.

L’importanza fondamentale dell’abito è dimostrata anche dalla scelta dell’abito bianco, che dovrebbe indicare purezza, da parte di donne nella cui camera da letto c’è stato più movimento che in alcune stazioni ferroviarie di scambio.

Certe donne desiderano solo l’abito e la chiesa piena di fiori, il marito non è altro che il prezzo da pagare.

La questione abito poi, non riguarda solo la sposa, ma anche la madre, le sorelle, le amiche, e tutte le invitate. Un matrimonio richiede tassativamente abiti nuovi per tutti, sicuramente una manna per i commercianti di abbigliamento.

Se Francesca mi sentisse dire queste cose, direbbe che sono cinico. Non le ho mai nascosto, però, di essere contrario al matrimonio, e di considerarlo un’assurda formalità, inutile e costosa. L’ho accettato solo per amor suo, e sono stato ben chiaro su questo.

Cinico forse sì, ma ipocrita no.

≈ ≈  ≈ ≈  ≈ ≈

Se siete interessati a leggere i capitoli precedenti, li trovate nella cartella Notebook, nel menù in alto.

Notebook 34: pazza idea

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21 risposte a "Notebook 35: i preparativi"

  1. Ieri sera in pizzeria è entrato un tizio che doveva essere parecchio ubriaco, anche se a tutta prima non sembrava. Ha visto il mio labrador, che se ne stava buono e ignaro sotto il tavolo, e ha detto “è bellissimo, lo voglio sposare”. “Ma è un maschio!” gli ho fatto notare. E lui: “Oh, be’, nessuno è perfetto.”
    (È tutto vero, giuro.)

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  2. in questo il ragazzo mi somiglia, ma son peggio io; mi son sorbito l’udienza da un megavescovo romano per avere l’autorizzazione a sposarmi da non credente. Dopodiché ho solo scelto la chiesa e prestato la mia persona per il corso e per il giorno delle nozze, al resto ci ha pensato lei con mia somma gioia

    Piace a 1 persona

  3. Pingback: Notebook 36: lezioni di ballo | Centoquarantadue

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