Notebook

Notebook 36: lezioni di ballo

Manca ancora un po’ al nostro secondo matrimonio, ma se devo imparare a ballare, meglio che cominci per tempo. Il bello è che l’idea dell’orchestrina per allietare il ricevimento è venuta a me, ma non pensavo che avrei dovuto ballare anch’io. Credevo fosse una buona idea per intrattenere gli ospiti. Poi, non so come, è venuta fuori la storia che proprio io e Francesca avremmo dovuto dare inizio alle danze. Non so se l’idea sia di Francesca o di sua madre, comunque pare che si usi così, che debbano essere gli sposi ad aprire le danze. Perciò mi tocca e ormai è tardi per tirarmi indietro.

Per fortuna Matteo conosce un maestro di ballo argentino, Pablo. E’ lui che gli aveva presentato la ballerina brasiliana che tanto aveva fatto arrabbiare Ilaria. Questo all’inizio mi aveva un po’ preoccupato, perché non vorrei ci fossero altri problemi, adesso che le cose sembrano andare bene. Ma Matteo mi ha assicurato che la ballerina è tornata in Brasile e ci resterà. E che Pablo è la persona giusta, quella che fa al caso nostro.

“Si è più volte vantato di poter insegnare a ballare a chiunque, anche ai casi più disperati”

“Cioè a me!”

“Cioè a noi, vorrai dire. Pensi di andare a lezione solo tu, così poi al ricevimento fai un figurone e noi facciamo ridere i polli?”

“Sai che hai appena avuto un’idea favolosa? Andiamo tutti a lezione di ballo! Io e Francesca, tu e Ilaria, e anche Gianni e Sara. Sarà più divertente, e poi credo che serva a tutti un po’ di pratica.”

Quando Anna è venuta a sapere della nostra iniziativa, si è subito aggregata con entusiasmo.

“Anche io e Stefano vogliamo imparare a ballare i balli da vecchi!”

“Non sono balli da vecchi! Sai che ci sono bambini bravissimi a ballare in coppia? Si chiamano balli figurati, perché hanno tutta una serie di figure, cioè di passi e posizioni, che vanno eseguite dai ballerini in coppia, al ritmo della musica.”

“Va bene, qualunque cosa sia. Vogliamo imparare anche io e Stefano. Quasi quasi lo dico anche ad Aldo, anche se non gliela vedo proprio Elisa a ballare quella roba.”

“Non si sa mai… potrebbe sorprenderti.”

Infatti così è stato. Elisa all’inizio è stata la più recalcitrante all’idea, non ne voleva proprio sapere, tanto che il primo giorno è venuta a lezione con gli anfibi, mentre Pablo si era raccomandato, per le donne, scarpe leggere con un tacco medio alto. Ma quando ha cominciato a sentire la musica, sembrava che una farfalla si fosse impossessata di lei. Anche con gli anfibi, è riuscita a muoversi con grazia tra le braccia di Aldo, che si è scoperto un ottimo ballerino. Pablo era entusiasta e ha detto che se eravamo tutti così bravi, il suo compito sarebbe stato facilissimo.

Ma non aveva ancora visto ballare me. Dire che sono rigido sarebbe un eufemismo, io e il ballo non andiamo proprio d’accordo, e i piedi di Francesca ne hanno fatto le spese subito. Al terzo pestone che le ho dato, Pablo ha cominciato a urlare qualcosa in spagnolo, che non sembrava niente di carino nei miei confronti. Certo non è facile imparare a ballare con una manica di imbecilli, che non aspetta altro che prenderti in giro, e sbellicarsi dalle risate ad ogni tuo errore. E’ vero che dopo le prime lezioni gli altri avevano già imparato come muoversi, mentre io ancora sembravo un orso ubriaco, ma non è un buon motivo per ridere alle mie spalle. Anche il maestro non è che aiutasse molto: prima si vanta di poter far ballare chiunque, poi va in escandescenze per un nonnulla. E per di più imprecava in spagnolo, così non capivo i suoi suggerimenti. Parlava un misto di italiano e spagnolo, ma quando si arrabbiava, l’italiano lo dimenticava. L’unica cosa ben chiara era il suo NO, gridato talmente forte che deve essersi sentito a chilometri di distanza.

Non è carino vedere persone che consideravi amiche, i tuoi fratelli, la donna che dovrebbe condividere con te tutta la vita, ridere di te fino alle lacrime. Matteo si è addirittura pisciato addosso.

In pratica sono andato nel pallone completo: continuavo a guardarmi i piedi, contando i passi, mentre Pablo aveva detto chiaramente che la testa va tenuta alta, guardando la propria compagna negli occhi. Ma se io guardavo in alto finivo per pestare i piedi a Francesca. Una volta ci sono pure inciampato, a momenti cascavamo tutti e due per terra. A un certo punto non ne ho potuto più e ho fatto per andarmene, ma il maestro mi si è parato davanti gridando che non sarei andato da nessuna parte, che ne andava del suo onore, e che, volente o nolente, avrei imparato a ballare.

“Sei el caso más desperado que ho visto en mi vida, ma in alguna manera te insegnerò a bailar, foss’anche l’ùltima cosa che faccio!”

Non so se per la faccia che ho fatto io, o perché Pablo parlava come Speedy Gonzales, ma credo che Matteo si sia pisciato addosso in quel momento.

≈ ≈ ≈ ≈ ≈ ≈

Notebook 35: i preparativi

Chi fosse interessato ai capitoli precedenti, li può trovare nella cartella Notebook, nel menù in alto.

Standard

10 risposte a "Notebook 36: lezioni di ballo"

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...