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Notebook 39: riflessioni

Francesca dopo il matrimonio sembra voler ricuperare il tempo perduto. E pare anche che le piaccia molto. All’inizio pensavo che lo facesse soprattutto per me, visto che avevo sopportato una lunga astinenza per amor suo. Quando le ho detto che non era necessario farlo per forza tutti i giorni, non ha detto niente, mi ha baciato, e siamo finiti a fare l’amore. Per fortuna dopo il matrimonio mi sono preso un po’ di ferie, perché non ce la farei ad andare a lavorare con questo ritmo.

E poi la mattina è bellissimo non avere impegni, non doversi alzare in fretta per andare a lavorare, ed è anche il momento migliore per fare sesso. Anche questo lo devo a Francesca: con lei ho scoperto questo splendido modo di iniziare la giornata. In tutta la mia vita da single, il sesso era sempre stato riservato alla sera, ma se avessi saputo quanto è meglio fatto di mattina, avrei cominciato prima. È incredibile che lei, senza nessuna esperienza, sia riuscita a insegnarmi qualcosa. Per il resto, naturalmente, sono io che insegno a lei e pare che sia sulla stessa lunghezza d’onda di sua madre, le piace sperimentare. E impara in fretta.

Mi sono ritrovato a riflettere sul significato del matrimonio, e su come un semplice rito di valore simbolico possa modificare la relazione tra un uomo e una donna, e soprattutto l’atteggiamento di quest’ultima nell’intimità. Per me, che non sono credente, risulta incomprensibile che quello che io e Francesca facciamo a letto sia ora assolutamente lecito, mentre prima era peccato. E non capisco come lei, che prima arrossiva quando, abbracciandomi, avvertiva la mia eccitazione, ora ne sia sfacciatamente orgogliosa mentre mi sfila gli slip, senza nascondere la propria impazienza. Per me chiaramente è stata una piacevole sorpresa, perché mi aspettavo tutt’altra cosa, soprattutto dopo quello che mi aveva raccontato della sua prima esperienza con Paolo. Ma davvero, per quanto mi sforzi, non riesco a capire come questo cambiamento possa dipendere dal matrimonio.

È palese che ormai quasi tutti, nei paesi occidentali, fanno sesso prima del matrimonio, e che molti non arrivano neppure al matrimonio, preferendo la convivenza. Se non fosse stato per Francesca e perché lei ci teneva moltissimo, anche io sarei stato per la convivenza.

Gianni e Sara, ad esempio, dopo un po’ che uscivano insieme hanno deciso di provare a convivere, e mi sembra che sia la scelta più naturale. Poi si sono ripromessi che, se le cose fossero andate bene, avrebbero anche potuto sposarsi. Matteo e Ilaria non sono andati a convivere, solo perché non hanno un posto dove andare, visto che vivono ancora entrambi con i genitori. Però hanno sicuramente fatto sesso, anche perché Ilaria aveva già avuto esperienze prima di Matteo. Io, Gianni e Matteo abbiamo avuto tantissime ragazze in passato, ma con nessuna di loro avevamo mai pensato a una convivenza e tanto meno al matrimonio.

Non essendo cattolico, il matrimonio in chiesa, per me, non era neanche un’opzione pensabile, al massimo potevo prendere in considerazione un matrimonio civile. Ma secondo me il matrimonio ha senso solo se è per sempre. Se no tanto vale la convivenza disciplinata. Magari si potrebbero sottoscrivere delle unioni a tempo determinato, dove le persone si assumono reciprocamente degli obblighi, che non devono necessariamente essere uguali per tutti. Ad esempio se per una coppia la fedeltà non è un valore importante, non la si contempla nell’accordo. Scaduto il termine, l’unione si potrebbe rinnovare o far decadere. Le promesse dovrebbero però avere un valore legale, in modo che dalla convivenza nascano comunque diritti e doveri. In pratica sarebbe come un matrimonio, ma con una scadenza prefissata, eventualmente rinnovabile. Tipo un leasing.

Chi invece decide per il matrimonio, si prende degli impegni per sempre. È giusto che sia così, secondo me, perché nessuno ti obbliga a sposarti, ma se lo fai, devi assumertene la responsabilità. Soprattutto poi se ci sono dei figli. Sarà forse perché ho vissuto questa situazione sulla mia pelle, ma non trovo giusto che siano loro a pagare le colpe dei genitori. I figli devono poter vedere i propri genitori sempre, e non a turno. È una follia che l’amante della moglie li possa vedere tutti i giorni e il padre una volta alla settimana.

Ho provato a parlare di queste cose con Francesca, le ho detto chiaramente che comunque vada, giudice o non giudice, i miei figli me li sarei cresciuti io, ma lei si è messa a ridere.

“Devo preoccuparmi? Non ci siamo ancora sposati del tutto, e pensi già al divorzio?”

Sono scoppiato a ridere anch’io, l’ho abbracciata e siamo finiti a fare l’amore.

≈ ≈ ≈ ≈ ≈ ≈

Continua, ma manca davvero poco alla fine…

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17 risposte a "Notebook 39: riflessioni"

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