Notebook

Notebook 40: gran finale (prima parte)

È notte fonda, ormai tutto tace, sono andati via tutti. Francesca è nel letto che dorme, sfinita dalla giornata, e io sono alla finestra della camera da letto, allestita dalla zia per la nostra prima notte di nozze. È stato un giorno memorabile, uno di quei giorni indimenticabili dove tutto è andato per il verso giusto, nulla di sbagliato ha intaccato l’atmosfera perfetta di questo giorno. Guardo dalla finestra il cortile dove fino a poche ore fa c’erano tutte le persone che ci vogliono bene, ed erano lì a festeggiare con noi.

Domani verranno gli addetti a portare via tutto, e a ripulire. La messa è stata coinvolgente oltre ogni mia previsione: l’esserci sposati la prima volta da soli era stata felicità, ma essere circondati dall’affetto dei nostri cari, avere l’abbraccio di parenti e amici, riconosco che mi ha emozionato tantissimo. Il matrimonio in chiesa con tutte quelle persone, la musica, il coro, il profumo dei fiori, è stato toccante; quando ci siamo ripromessi di amarci per tutta la vita, quando ho rimesso l’anello al dito di Francesca e ripetuto il rito, i miei occhi nei suoi, mi sono commosso.

Anche il padre di Francesca in quanto a lacrime e commozione si è distinto, ha pianto davvero, forse perché gli stavo portando via la figlia prediletta, e anche il nonno di Francesca si è commosso, ma direi più per solidarietà col figlio. Quando mi ha abbracciato, dopo la cerimonia, il padre di Francesca mi ha detto che era felice di accogliermi in famiglia e che sono veramente un bravo ragazzo. Certo, ora che fa sesso con mia madre, il suo atteggiamento nei miei confronti è cambiato, ma il mio è stato solo il pensiero di un attimo.

Quando siamo usciti dalla chiesa siamo stati ricoperti di riso, quintali di riso direi. Matteo come al suo solito deve aver esagerato, credo che abbia assoldato tiratori di riso professionisti. Quindi c’è stato l’abbraccio con parenti e amici, è stato bellissimo tutto quell’affetto, si poteva quasi toccarlo, si sentiva che era sincero, è stato come essere avvolti da una coperta soffice e calda. Molti si lamentano di questi momenti, si sentono frastornati, ma io devo dire che tutto quel calore mi ha toccato profondamente. Poi abbiamo fatto le foto di gruppo: una bella differenza tra i parenti di lei e i miei, come cinesi ed esquimesi. Quindi siamo andati a fare le foto da soli, così abbiamo dato tempo a gli ospiti di raggiungere la casa della zia Lucia per il pranzo.

Le foto del matrimonio sono un’usanza a cui le donne tengono molto, perché quel giorno sono bellissime, perfette come probabilmente non saranno mai più nella loro vita, perciò ci tengono a farsi fotografare. L’abito bianco di Francesca era stupendo, e lei non era bella, era meravigliosa, e poi aveva un sorriso particolare che la rendeva splendida, tanto che tutti i passanti si giravano ammirati. Ci siamo tenuti sempre per mano, seguendo gli ordini del fotografo, anzi della fotografa: era un’amica di Francesca, una donna tutto pepe, non faceva che farmi complimenti.

“Ma che bel marito ti sei presa Francesca, sei stata fortunata a trovare un uomo così!” Certo non sapeva di tutte le nostre traversie.

“Mi raccomando vieni anche tu quando dovrete scegliere le foto” mi ha detto con un sorriso malizioso, che sembrava un invito. Sono convinto che… no, non voglio neanche pensarlo, è il giorno del mio matrimonio.

Finite le foto abbiamo raggiunto tutti gli altri.

Arrivati tra gli applausi di parenti e amici, siamo andati direttamente dalla nonna di Francesca che ci attendeva. Non era potuta venire alla messa, e ora voleva stare un po’ con noi; Francesca l’ha abbracciata e sono rimaste strette una all’altra.

“Che bella che sei” continuava a dirle, accarezzando il vestito e tenendole le mani nelle sue. Poi è stato il mio turno “Prenditi cura di lei” mi ha detto mentre mi teneva abbracciato. “è un dono che ti ha mandato il cielo, non sprecarlo.”

L’orizzonte era bellissimo, si stava colorando delle sfumature di un tramonto color pesca, mentre cominciavano a scendere le prime ombre della sera. Ma sembrava che anche il sole non volesse andare a dormire, per festeggiare con noi.

L’organizzazione è stata perfetta, avevano pensato a tutto: c’era un grande tendone che copriva tutti i tavoli, e che ci avrebbe riparato in caso di pioggia, mentre l’orchestrina era poco distante, sotto un tendone più piccolo, dove, sempre in caso di pioggia, ci sarebbe stata comunque la possibilità di ballare senza bagnarsi. Tutto ha funzionato alla perfezione, dal cibo cucinato in maniera perfetta, al menù vegetariano complementare, su cui ero stato particolarmente esigente. Avevo minacciato di non pagare se ci fosse stato servito del pesce. Prima di iniziare a ballare, ho preso il microfono e ho fatto un breve discorso.

“Grazie a tutti per essere venuti, grazie veramente di cuore per il vostro affetto, avete reso questo giorno davvero unico e speciale. Ma tutto questo non sarebbe successo se nella mia vita non fosse entrata una persona, una persona meravigliosa, tutta cuore e passione, che ha completamente rivoluzionato la mia vita. Non è di Francesca che sto parlando. Non che lei non sia meravigliosa e stupenda e che non abbia rivoluzionato la mia vita, ma se non ci fosse stata mia sorella Anna, forse Francesca e io non ci saremmo mai incontrati. Anna è arrivata come un ciclone, ma, invece di fare danni, ha riempito la mia vita di amore e di affetto, di premure e attenzioni che mi hanno fatto capire cosa significa avere una sorella. Non so come ho potuto fare a meno di lei per tutti quegli anni in cui ho fatto finta che non esistesse. Anna, sei meravigliosa, e ti voglio un bene dell’anima.”

Non avevo finito la frase, che Anna mi aveva già avvinghiato, mi stringeva e piangeva, e forse sarei scoppiato a piangere pure io, se non fosse arrivato Stefano, con la chitarra, a cantare una canzone per Anna. Era una canzone d’amore, l’aveva scritta lui. Non che fosse straordinaria, non credo scalerà le classifiche, ma in quel momento, in quel preciso istante era assolutamente straordinaria, bella e sincera, tanto che Anna gli si è buttata addosso abbracciandolo e baciandolo. Poi è stata Francesca a prendere il microfono.

“Anna è venuta da me, un giorno, dicendo che suo fratello ero l’uomo perfetto per me. Io, non conoscendolo, ho sorriso, pensando che fosse frutto del suo entusiasmo, ma lei ne era davvero convinta. Tutto è nato così, ha voluto che c’incontrassimo, e ora siamo qui.”

A quel punto Anna ha lasciato Stefano ed è venuta ad abbracciare Francesca, e anch’io mi sono unito all’abbraccio.

Quindi c’è stato il momento più difficile della giornata, il momento più temuto. Il momento per cui mi ero preparato tanto: l’inizio del ballo. Sapevo che avevo tutti gli occhi puntati addosso. Sapevo che c’erano persone pronte a filmare questo momento per poterlo poi ricordare tutta la vita, cioè prendermi in giro per il resto dei miei giorni.

Ma sapevo anche che la festa non poteva cominciare se non avessimo aperto le danze.

Lunedì prossimo la seconda e ultima parte del finale

Standard

14 risposte a "Notebook 40: gran finale (prima parte)"

  1. Pingback: Notebook 41: gran finale (seconda parte) | Centoquarantadue

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...