Racconti

Il Grande Giorno (seconda parte)

La prima parte QUI

Giorno 2

Perché sono ricoverato? Devo fare un altro passo indietro, a quando nella mia vita è entrato Filippo. Ormai lo chiamo per nome, da quel giorno vive praticamente in ospedale. In un momento di distrazione mi ha preso in pieno con la macchina, io viaggiavo in moto. Precisiamo, con la moto non andavo forte, e in testa avevo il casco. Destino. Sono cascato male. 

Sono rimasto sempre cosciente, e infatti ho fatto chiamare subito Luca. Saranno state circa le undici di sera. Al pronto soccorso sono arrivati lui e suo padre. Ho fatto in modo che nessuno avvertisse mia madre. 

Il mio unico referente per i medici doveva essere Luca e in ogni caso volevo che dicessero tutto a me. La cosa che mi preoccupava di più era che non sentivo le gambe. Non mi facevano male, ma non le sentivo più, era come se non le avessi. Così quando il secondo giorno che ero in ospedale il dottore mi ha comunicato la notizia, non sono rimasto molto sorpreso. Atterrito è la parola giusta. Sarei rimasto paralizzato, sicuramente dal bacino in giù. Sull’esatta gravità delle lesioni e sulla possibilità di qualche recupero era presto per fare previsioni. 

Luca ha cominciato a piangere, io sono rimasto in silenzio e ho cercato di riordinare le idee. “Non potrò più camminare, correre, andare in moto?” ho chiesto. Il dottore mi ha risposto che purtroppo quello non avrei più potuto farlo, ma di farmi coraggio, che la vita andava avanti. Poi mi ha prospettato splendide giornate tra letto e sedia a rotelle. Un sorriso di convenienza, una carezza compassionevole sulle gambe, e poi se n’è andato in fretta, forse aveva altre belle notizie da dare a qualcun altro fortunato come me.

Quando sono rimasto solo ho deciso: piuttosto che vivere così, sarei morto. Io che volevo l’indipendenza, raggiunta finalmente dopo tante umiliazioni, sarei stato costretto a dipendere per sempre da altre persone.

A volte la vita ti gioca brutti scherzi. Così, quando più tardi è ripassato il dottore, gli ho detto come la pensavo, e gli ho chiesto se poteva in qualche modo farmi morire, ma ho capito subito che sarebbe stato difficile.

All’inizio non mi ha preso neanche sul serio, pensando che fossero farneticazioni di un ragazzo messo davanti a una brutta realtà. Quando gli ho ripetuto che io la vita da paralitico non la volevo proprio fare, è iniziata un’accesa discussione, finita con le mie urla, mentre mi strappavo la flebo dal braccio, ripetendo che da quel momento non volevo fare più nessuna cura, e che appena sarebbe tornato Luca avrei firmato il foglio di dimissioni e me ne sarei andato a casa. Poi lì ci avrei pensato da solo. Ma questo non l’ho detto al medico. 

Le cose non sono ancora andate come volevo, ma ci sto lavorando. Ho anche deciso come uccidermi non appena arrivato a casa. Ho pensato di tagliarmi le vene col coltello grosso da cucina. Mi dispiace un po’ per la padrona di casa, ma farò in modo che il sangue non le sporchi il tappeto. Così sto preparando il mio secondo Grande Giorno, un altro addio, ma questa volta definitivo. 

Quando è arrivato Luca c’è stata un’altra lite con il dottore, quindi è venuto anche suo padre, chiamato in aiuto da lui per farmi cambiare idea. Hanno cercato di farmi capire che la vita è un dono e che va vissuta in ogni caso. Gli ho spiegato che quella vita era un dono di merda, e che ne avrei fatto a meno. Conclusione alla fine della seconda lite: non avrei fatto più nessuna cura e ho chiesto di poter firmare il foglio di dimissioni. Il dottore ha detto di scordarmelo, ha cominciato a parlare dei suoi doveri, del giuramento di Ippocrate, e non so di che altro, tanto io non lo ascoltavo più. Ho chiesto al papà di Luca se poteva aiutarmi, come avvocato, se era possibile trovare il sistema per farmi uscire da quell’ospedale. Lui ha promesso che ci penserà, ma ha detto che nel frattempo devo riflettere anch’io.

Luca mi ha portato dei quaderni e ho iniziato a scrivere queste pagine. Non so bene perché, ma devo passare il tempo. Ho fatto testamento, ho lasciato tutto a Luca. So che mia madre può pretendere la legittima, ma mi piaceva farle un ultimo sgarbo. L’ho detto a Luca, poi con un padre avvocato queste cose le sa. Gli ho fatto anche notare che con i soldi dell’assicurazione e della casa si ritroverà un bel po’ di grana. Speravo di tirarlo su di morale, di fargli vedere il lato positivo della mia morte, ma non c’è stato verso, non fa che piangere. 

Continua…

Standard

24 risposte a "Il Grande Giorno (seconda parte)"

  1. Pingback: Il Grande Giorno (terza parte) | Centoquarantadue

  2. Pingback: Il Grande Giorno (quarta parte) | Centoquarantadue

  3. Pingback: Il Grande giorno (quinta parte) | Centoquarantadue

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...