Racconti

Il Grande Giorno (terza parte)

prima parte

seconda parte

Giorno 3 

Oggi è stata una giornata folle. Ho iniziato lo sciopero della fame e della sete, per chiarire che le mie intenzioni erano più che serie. Avrei voluto solo starmene in pace, senza vedere nessuno, invece è venuto un mucchio di gente.

Prima la mamma di Luca, brava donna ma con la tendenza a non farsi mai gli affari suoi, è venuta per dirmi che non le importava niente che io non volessi, ma che sarebbe andata da mia madre a dirle tutto, di denunciarla pure se volevo. Come se io avessi il tempo e la voglia di imbarcarmi in una causa, visti anche i tempi biblici che ci vogliono per ottenere un verdetto. Sono in balìa delle decisioni degli altri, non posso più fare quello che voglio, voglio morire, ma non posso fare neanche questo. Per il momento posso solo scrivere queste cazzate.

Dopo la madre di Luca, è arrivata una ragazza bellissima su una sedia a rotelle. Si chiama Elisa, la ragazza, non la sedia a rotelle. È entrata e ha chiesto garbatamente: “È qui la testa di cazzo che dice che non vale la pena vivere su una sedia a rotelle?” Ho cercato di spiegarle che io non ne facevo un caso generale, ma solo un caso personale, che quello che valeva per me non necessariamente doveva valere per gli altri. È nata una discussione filosofica, cioè noiosa e inutile, almeno per me, e mentre parlava, continuavo a guardare quanto fosse bella. Così, anche per cambiare argomento le ho chiesto se ci fosse un concorso per Miss carrozzella, perché avrebbe potuto vincere sicuramente. Poi, senza aspettare una risposta, ho aggiunto che non era possibile, perché non fanno concorsi di bellezza per donne che non mostrano il culo. La cosa l’ha fatta ridere. Che bella quando ride.

Per spiegarle meglio il mio punto di vista ho voluto farle un esempio. “Tu sei una bella ragazza, se io volessi fare l’amore con te pensi che sarebbe possibile? Intendo, non riusciremmo mai a farlo, escluso un rapporto orale”. So che può sembrare un po’ squallido ridurre il significato della vita al sesso, ma a 20 anni è un pensiero prioritario. Avevo letto qualcosa sul dramma che vivono gli uomini in queste condizioni e sulla fatica per trovare anche solo delle prostitute. Elisa era una bella ragazza e avrebbe sicuramente trovato qualcuno, ma io facevo già fatica prima a rimorchiare qualcuna, figuriamoci adesso, una vita di seghe e di qualche puttana. Meglio la morte.

Mentre riflettevo sulle meravigliose possibilità della mia futura vita sessuale, è arrivato Luca, incaricato di disciplinare le visite. Nessun amico della compagnia, non volevo che mi vedessero così. Ha lasciato invece che venissero Vittorio e Teresa, i miei padroni di casa. Non hanno fatto che piangere, insieme a Luca, anche se Vittorio cercava di nascondersi; è un uomo di una volta, di quelli che non piangono. Teresa invece è la classica donna materna, purtroppo senza figli, si è affezionata subito a me e mi vuole un bene dell’anima. A casa mi preparava sempre da mangiare, delle volte mi stirava i vestiti, in cambio io la stavo ad ascoltare quando mi raccontava della sua vita. Mi ha abbracciato e poi ha pianto per tutto il tempo, continuando a tenermi la mano. Piangevano tutti tranne me. Io cercavo di consolarli, mentre loro cercavano di convincermi a desistere dal mio insano proposito, coinvolgendo anche Elisa nei loro ragionamenti. 

Quindi è arrivato Filippo, l’uomo che ha cambiato per sempre la mia vita. Mi ha supplicato di non morire, che per lui già così era diventata una vita d’inferno, e si è messo a piangere pure lui. Ho cercato di consolarlo, gli ho detto che io l’avevo perdonato, perché può capitare a tutti di fare una cazzata. Quindi mi ha detto che era disposto a donare qualsiasi organo, se fosse stato necessario per aiutarmi. È proprio un brav’uomo. Mi dispiace perfino che sia così buono, non riesco ad avere pensieri cattivi su di lui. Fosse stato uno stronzo, avrei potuto odiarlo. Dicono che l’odio in certi momenti ti aiuti a vivere, e che pensare alla vendetta aiuti tantissimo. Neanche questo potevo fare.

Intanto Elisa era sempre in zona. Ogni tanto spariva, usciva dalla camera e poco dopo rientrava, ogni volta con un sorriso, e ogni volta mi sembrava più bella.

Quindi è stata la volta di Enzo, il mio datore di lavoro. Chi l’avrebbe detto, si è messo a piangere pure lui. Era venuto con le migliori intenzioni, di certo voleva rincuorarmi, farmi coraggio, ma quando gli ho detto come la pensavo, è crollato, forse perché ha capito che doveva trovarsi un nuovo collaboratore. No, non lo credo sul serio, penso che a suo modo mi voglia bene pure lui, anche se non abbastanza da pagarmi gli straordinari.

L’unico che finora non ha pianto sono io, ho deciso che piangerò a casa prima di uccidermi. Alcuni dicono che sfogarsi faccia bene alla salute. Ora che ci penso, neppure Elisa ha pianto. Ma a lei che le frega, lei è bella.

Quindi è arrivato il momento che mi sarei volentieri risparmiato: l’incontro con mia madre. Luca ha fatto uscire Elisa, senza neppure che glielo chiedessi. Per questo è il mio migliore amico. Ha immaginato quello che stava per succedere. Erano quasi due anni che non vedevo mia madre e che non ci parlavamo più. L’ultima volta era stata dal notaio, quando mi aveva dato i soldi della casa. Immaginavo che sarebbe venuta, una volta informata dalla mamma di Luca. Sapevo che avrebbe fatto la sua sceneggiata non tanto per me, quanto per la gente. Cosa avrebbe detto la gente se non fosse andata da quel figlio che aveva deciso di morire?

È entrata, mi ha guardato e ha cominciato piangere. Quindi è si è sentita male. E’ tipico di lei: io sono in un letto, semiparalizzato, e lei cosa fa? Sviene. Riuscisse a pensare a qualcun altro che a se stessa, ogni tanto…

Sono dovuti intervenire infermieri e dottori, so che l’hanno ricoverata. Per un attimo sono riuscito a provare pena per lei. Ma solo per un attimo, perché subito dopo mi sono trovato di fronte, sulla porta, l’ultima persona al mondo che mi aspettassi di vedere. L’unica che proprio non avrei voluto più vedere: il marito di mia madre, o meglio, il mio patrigno, come lei si ostinava a chiamarlo. Non ho fatto in tempo a mandarlo via, ha cominciato a dire che per lui potevo tornare a casa quando volevo, e che si sarebbe preso cura di me insieme alla mamma. Gli ho risposto che preferivo la morte che vedere la sua faccia tutti i giorni. Quasi non ci credevo, ma si è messo a piangere anche lui.

In fondo non deve essere cattivo. Stronzo sì, cattivo no. 

Continua…

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16 risposte a "Il Grande Giorno (terza parte)"

  1. “L’unico che finora non ha pianto sono io, ho deciso che piangerò a casa prima di uccidermi. Alcuni dicono che sfogarsi faccia bene alla salute. Ora che ci penso, neppure Elisa ha pianto. Ma a lei che le frega, lei è bella.”

    Oddio, la linearità di questo ragionamento la dice lunga sulla lucidità del protagonista! 😛
    Comunque molto bello il racconto 😉

    Piace a 1 persona

  2. Pingback: Il Grande Giorno (quarta parte) | Centoquarantadue

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