Emozioni e Sensazioni

I tulipani

Continuava a fissare i fiori e non riusciva a capire cosa volessero significare. O meglio, aveva capito, ma non sapeva come interpretarlo. Un mazzo di tulipani rossi, senza un biglietto, lasciati in portineria soltanto con il suo nome per la consegna.
C’era solo una persona che poteva averglieli mandati. Lui sapeva quanto lei adorasse i tulipani, a volte l’aveva anche presa in giro per questa sua preferenza. Tra tutti i fiori vivaci e pittoreschi creati dalla natura, lei amava i semplici tulipani. Li amava proprio per quello, perché erano sobri ed essenziali, non superbi come le rose o aristocratici come le orchidee, ma umili e delicati nella loro elementare perfezione.

Poi avevano cercato insieme il significato dei fiori, e avevano scoperto che i tulipani rossi rappresentano l’amore vero, non la passione o l’innamoramento, ma l’amore che dura una vita. Da allora, tutte le volte che le aveva regalato un fiore, era sempre un tulipano rosso.
Ma perché senza un biglietto? Cosa poteva significare? E soprattutto cosa si aspettava da lei?
Era più di un anno che non si vedevano. Non che si fossero lasciati, semplicemente non si erano più sentiti.
Lui era dovuto partire per seguire il suo lavoro e lei non aveva avuto il coraggio di lasciare tutto per lui. All’inizio si erano visti ad ogni weekend, una volta andava giù lui e la volta successiva andava su lei. Ogni venerdì, ore e ore di treno per potersi rivedere, e ogni weekend era più bello del precedente. Ma sapevano che non poteva durare, i rapporti a distanza non funzionano.
Poi era arrivato l’inverno, la neve, e gli spostamenti erano diventati sempre più difficili, o almeno così si erano detti. Avevano continuato a sentirsi per telefono, ogni settimana, e tutte le volte che si parlavano provavano il desiderio di vedersi, di stare insieme, ma nessuno dei due aveva il coraggio di dirlo all’altro. Per paura di farlo soffrire, forse. O forse, di ricevere un rifiuto. Così le telefonate si erano man mano diradate, fino a cessare del tutto. Ognuno era rimasto prigioniero del proprio silenzio, incapace di fare il primo passo.
E adesso quei fiori… Continuava a guardarli come se avessero potuto dirle cosa fare.
Improvvisamente le venne in mente che aveva cambiato da poco il cellulare e la assalì il dubbio di aver cancellato il suo numero. Frugò affannosamente nella borsa, prese il telefono e cercò subito nella rubrica. Era ancora lì, quel numero che aveva chiamato tante volte ma che ormai non le era più familiare.
Pensò ancora un attimo e poi si decise. Non a chiamarlo, però. Meglio un messaggio, è meno impegnativo, e avrebbe lasciato aperta ad entrambi la via di fuga.

Ciao, ti ricordi ancora di me e dei tulipani?  

Credeva di dover aspettare chissà quanto, invece la risposta arrivò subito.

Certo che mi ricordo, che domande. 
Non pensavo che mi avresti cercato, ma ho sperato tanto che lo facessi.
Come vedi l'ho fatto.

Non voleva sbilanciarsi troppo, aspettava che fosse lui a dire qualcosa. Questa volta ci volle un po’ di più, ma poi arrivò il messaggio.

Come stai?
Io bene, e tu?
Se dicessi bene, mentirei. Mi manchi tantissimo.
Un po' anche tu.
Solo un po'?

Lo adorava quando faceva così. Erano bastati pochi messaggi ed era come se si fossero sentiti il giorno prima.

Forse un po' più di un po'... 

Di nuovo passò una manciata di secondi prima che arrivasse la risposta, ma a lei sembrarono un’eternità. Quando arrivò il suo messaggio, le sembrò di sognare.

 Se venissi giù da te venerdì prossimo, cosa diresti?

La tentazione era di rispondergli immediatamente, ma lasciò passare un minuto, cronometrandolo secondo dopo secondo, per non far capire che era proprio quello che sperava di sentire. Il cuore batteva talmente forte che sembrava volesse uscirle dal petto.

A che ora ti vengo a prendere alla stazione?
 Prenoto e poi te lo faccio sapere. 
 A venerdì, allora.
A venerdì.

Che stupida! Si rese conto in quel momento che non l’aveva nemmeno ringraziato per i fiori. Stava scrivendo il messaggio, quando suonarono alla porta.
“Mi scusi signora, sono desolato… I fiori che le ho portato prima non erano per lei, ma per la signora Mazzini del primo piano… Mi dispiace per l’equivoco, il fiorista ha detto solo il cognome, e io ho pensato a lei… La signora del piano di sotto ha settant’anni… Invece erano proprio per lei, pensi, oggi fa i 50 anni di matrimonio… Il marito se l’è presa con me, ma io come potevo saperlo…”

“Non si preoccupi, Augusto. Guardi, non ho avuto il tempo di metterli nell’acqua, sono ancora come me li ha consegnati. Li porti pure alla signora del piano di sotto, e le faccia i miei migliori auguri.”

“Mi dispiace davvero, signora. Mi scusi ancora.”

“Non si deve scusare, anzi la ringrazio tantissimo. Lei non ha idea del favore che mi ha fatto.”

Il portiere se ne andò borbottando, senza capire bene cosa volesse dire. Ma il sorriso che la illuminava non aveva bisogno di spiegazioni.



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44 risposte a "I tulipani"

  1. Oh che dolcissimo equivoco! Una storia anche questa semplice, che senza troppi fronzoli riesce a farti entrare nella situazione che i personaggi stanno vivendo, e ad entrare in sintonia diretta con loro.
    Un momento di lettura molto bello, grazie!!

    Piace a 1 persona

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