Racconti a puntate

La storia di noi due #18

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Marco aveva fatto entrare prima Sara, aprendole la porta del bar, e Sara aveva gradito quel gesto di galanteria. Una volta dentro, Marco aveva guardato la vetrina delle paste: era strepitosa.
“Ti piace il cornetto al pistacchio? Io l’adoro” aveva chiesto Marco, come per caso.
“È il mio preferito!”. Non poteva essere diversamente, visto che sul blog Sara gli aveva raccontato di quanto le paste fossero tutte buone, ma lei adorasse in particolare il cornetto al pistacchio.
“Due cornetti al pistacchio – aveva ordinato Marco, poi rivolto a Sara – caffè o cappuccino?”
“Caffè, grazie”
“Due cornetti al pistacchio e due caffè”

Poi aveva invitato Sara a seguirlo al tavolino e si erano seduti. In realtà Marco aveva aspettato che lei si sedesse e solo dopo si era seduto anche lui.
“A che ora inizi a lavorare?”
“Tra quindici minuti devo andare.”
Sara continuava a guardarlo divertita, stava pensando che proprio qualche giorno prima, con Alice e Chiara, avevano discusso sul fatto che non ci sono più gli uomini di una volta, quelli che ti fanno la corte con eleganza, senza essere volgari. Certo Marco era sposato, ma quelle attenzioni non la lasciavano indifferente.
“Ma tu che ci fai da queste parti?”
Marco era preparato a rispondere, aveva previsto che lei potesse fargli quella domanda.
“La mia azienda mi ha mandato in trasferta per qualche giorno, devo vedere dei clienti. Stamattina sono qui, ma oggi pomeriggio sono in giro. Parliamo d’altro: tu che lavoro fai?”
Sara aveva sorriso, ma non voleva dargli troppe informazioni; era un uomo piacente e simpatico, ma era sposato e soprattutto uno sconosciuto, anche se sembrava una brava persona.
“Niente di eccitante, sono un’impiegata, non voglio annoiarti”. Nel frattempo era arrivato il barista con le paste e i caffè, e Marco aveva tirato fuori dalla tasca una banconota e l’aveva data al barista.
“Le porto subito il resto”
“Con calma, non c’è nessuna fretta” aveva risposto Marco.
“Ma toccava a me pagare!”
“Zucchero o dolcificante?” l’aveva zittita Marco sorridendo. Sapeva bene che Sara lo prendeva amaro, ma non voleva insospettirla.
“No, grazie, lo prendo amaro.”
“Sarai mica di quelle che prendono il caffè amaro per non ingrassare e poi si mangiano 10 cornetti?”
Sara, che aveva iniziato a mangiare il cornetto, era scoppiata a ridere e il boccone le era andato di traverso. Marco era andato a prendere un bicchiere d’acqua ed era tornato al tavolino porgendolo a Sara.
“Grazie!”
“Certo che hai delle mattine intense, investi la gente, ti strozzi mentre mangi il cornetto” aveva detto Marco scherzando, e a Sara, che stava bevendo, era venuto di nuovo da ridere, tanto che aveva dovuto sputare l’acqua nel bicchiere per non strozzarsi.
“Basta, non parlo più finché non hai finito colazione”
“Che figura da scema che sto facendo! Pensare che qui mi conoscono come una persona seria.”
“Stai scherzando, vero?”
Intanto era tornato il cameriere portando il resto. “Tutto a posto?”
“Si, grazie Franco.” E mentre il cameriere si allontanava, Sara aveva spiegato che si conoscevano da anni, perché lei andava spesso lì a far colazione.
“Mi sa che il tipo è geloso …” aveva detto sottovoce Marco, facendo ridere Sara, che stava bevendo il caffè. 
“Ho capito: ti vuoi vendicare e mi vuoi far strozzare.” Si era creata tra loro una complicità naturale e istintiva, per cui si scambiavano continue occhiate e ridevano insieme di ogni cosa, quasi come vecchi amici.
Finita la colazione, Sara si era alzata dicendo che si stava facendo tardi per il lavoro. Anche Marco a sua volta si era alzato e senza pensarci troppo aveva deciso di buttarsi.
“A pranzo sei libera? Giuro che non ci sto provando – aveva detto sorridendo – ma mi piacerebbe pranzare con te”.
“Non so… mi sembri uno troppo bravo ad agganciare le donne, non è che l’hai fatto apposta a buttarti sotto la bici?”
“Mi hai scoperto, lo faccio sempre, ogni mattina”
“Non mi sembra il caso, sul serio…”
“Mi lasceresti tutto solo in balia dei ristoranti per turisti? Se poi mi rifilano cibo avariato, sei pronta ad avermi sulla coscienza?”
“Se vuoi posso indicarti un posto dove si mangia benissimo”
“Scusa, tu non mangi a pranzo?”
“Certo che mangio”
“Allora ci troviamo qui davanti all’una e un quarto, dai. Odio mangiare da solo.”
“E va bene, conosco un posto qui vicino dove si mangia bene.”
“Perfetto! E se per caso arrivi in ritardo perché nel frattempo hai messo sotto qualcun altro, tranquilla, io ti aspetto”.
Sara era uscita dal bar a passo veloce, dirigendosi verso la bicicletta, ma a metà strada si era girata e aveva visto che Marco la seguiva con lo sguardo. Non avrebbe saputo dire perché, ma la cosa le aveva fatto piacere; l’aveva salutato con la mano sorridendo, e poi era andata via di fretta con la sua bici, cercando questa volta di non investire nessuno.

Continua…

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25 risposte a "La storia di noi due #18"

  1. Pingback: La storia di noi due #19 | Centoquarantadue

  2. amleta ha detto:

    So cosa si prova a stare dalla parte di Marco…. Ma certe cose succedono, è destino? È casino? È sfortuna? Bisogna bloccarsi? Scomparire prima di far danno? Chissà che finale potrai inventare… Lacosa più difficile è non far soffrire nessuno. 😞

    Piace a 1 persona

  3. Pingback: La storia di noi due #17 | Centoquarantadue

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