Racconti

La storia di noi due #23

Marco e Sara sono due blogger: lui disegna vignette satiriche e lei pubblica le sue foto. Chattando sul blog, provano un’istintiva simpatia l’uno per l’altra. Soprattutto Sara, che parla di sè a cuore aperto, finisce per essere attratta da lui, che si fa chiamare Pasquino, e pubblica in totale anonimato. L’unica cosa che si sa di lui è che è sposato e ha anche un figlio. Nonostante questo, raccoglie informazioni su di lei tramite un investigatore e decide di andare a trovarla, senza dirle nulla, approfittando di un’assenza della moglie per motivi di lavoro. Arrivato nella città dove abita Sara, il destino li fa incontrare per caso quando lei lo investe con la bicicletta, mentre va al lavoro. Dopo avergli offerto un caffè per farsi perdonare, Sara accetta l’invito di Marco, che non sa essere Pasquino, a pranzare insieme. L’incontro sembra piacevole per entrambi e al momento dei saluti Marco riesce a strappare un altro appuntamento per il giorno dopo, prima che Sara ritorni al lavoro.

La storia di noi due #22

Mentre pedalava verso l’agenzia, Sara ripensava al pranzo e a come erano andate le cose: era stata davvero bene, si era divertita e per niente annoiata. Pensare che prima era tanto preoccupata, non sapeva di cosa avrebbero potuto parlare, temeva ci sarebbe stato dell’imbarazzo; invece era stato un incontro veramente piacevole. Quel tipo era simpatico, era riuscito a farla ridere su tutto, e aveva la sua stessa passione di osservare le persone e immaginare le loro storie.
Sara aveva sempre creduto di essere l’unica a studiare gli sconosciuti, cercando di indovinarne il carattere o magari la professione, ed era stata una piacevole sorpresa scoprire che anche Marco si divertiva a fare lo stesso. Durante il pranzo avevano analizzato con discrezione i commensali seduti agli altri tavoli, e si erano divertiti moltissimo.

Mentre rifletteva su queste cose le cadde lo sguardo sui fiori. Oddio, i fiori! Come avrebbe fatto a giustificarli con Alice e Chiara? Si era inventata una scusa per il pranzo, perché non le andava di raccontare di Marco, ma adesso come poteva spiegare il mazzo di fiori? Ormai era davanti all’entrata dell’agenzia, troppo tardi per pensare a qualcosa. Poteva solo dire la verità. O sperare che non li notassero. Aprì piano la porta dell’agenzia, cercando di non farsi sentire, ma il campanello segnalò il suo arrivo.

“Ma che belli!” esclamò Chiara, prima ancora che Sara potesse chiudere la porta.

“E quelli da dove cavolo arrivano?” Alice si distingueva sempre per la sua grazia.

Sara era arrossita, e come le capitava sempre quando arrossiva, si era sentita avvampare le guance: una cosa che la metteva ancora più in imbarazzo.

“Oh, è diventata rossa! Qui gatta ci cova…”

Se c’era una cosa che poteva farla arrossire ancora di più, era il fatto che qualcuno le facesse notare che era arrossita. E Alice lo sapeva benissimo.

“Dovreste imparare a farvi i fatti vostri!”

“Ma questi sono fatti nostri! Te ne vai a pranzo senza di noi, per un misterioso impegno non meglio identificato, torni con un mazzo di fiori che sa da primo appuntamento lontano un chilometro, e vorresti evitare di raccontarci tutto?”

“Non c’è proprio niente da raccontare.”

“Chi, dove, quando e perché.”

“Hai dimenticato come. Di quante parole lo vuoi l’articolo?”

“Dai, non farti pregare.”

Sara sapeva benissimo che Alice non avrebbe mollato, e così cominciò a raccontare tutto dall’inizio, omettendo solo il particolare che Marco era sposato. Non sapeva se lo avesse taciuto per sottrarsi ai commenti delle amiche o per evitare di ripeterlo anche a se stessa ed essere costretta a rifletterci. Quando ebbe finito il racconto, rimase ad aspettare i commenti e Alice non tardò a dire la sua.

“Scusa se te lo dico, non voglio rovinarti la giornata, ma questo tipo meraviglioso con cui hai pranzato, dice che è qui di passaggio per lavoro: quindi vuol dire che a breve dovrà ripartire. Gli hai chiesto almeno dove vive?”

“Non volevo sembrare un’impicciona. E poi che importanza ha?”

“Ne ha parecchia. Prima di cominciare a fantasticare, vedi di scoprire da dove viene. Le storie a distanza non funzionano, lo sai.”

“Siamo solo andati a pranzo, e tu ci vuoi far già fidanzare?”

“Io no. Sei tu che hai uno sguardo sognante, e non voglio che il sogno diventi un incubo.”

“Tranquilla, nessun sogno e nessun incubo. Solo una persona piacevole con cui chiacchierare.”

Peccato davvero che fosse sposato. Sara si ricordò che aveva pensato la stessa cosa anche di Pasquino. Certo che era proprio perseguitata dalla sfortuna: conoscere due uomini simpatici, intelligenti e piacevoli, e così simili a lei, tutti e due sposati. Neanche fosse andata a cercarseli.
In quel momento sentì il cellulare che suonava: era una mail di Pasquino. Sara allontanò i brutti pensieri, dimenticò Marco e si sentì di nuovo felice.

Continua…

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