Racconti

Storia di una donna

Quando mi chiedono “che lavoro fai?” non so mai cosa rispondere. Non è facile spiegare quello che faccio. Mi piace pensare che regalo un po’ di felicità e qualche illusione a chi si sente solo. Certo qualcun altro direbbe semplicemente che faccio la puttana.

Molti pensano che a quelle come me piaccia fare questo lavoro, che siamo “portate” per il sesso, che abbiamo un istinto naturale. Qualcuno pensa pure che in fondo godiamo pure noi. Sono soprattutto gli uomini a pensarla così, quelli che ci vengono a cercare con i soldi in mano, per sfogare i loro istinti repressi o dare sollievo alla solitudine: non solo fanno i loro comodi, ma nutrono anche il loro orgoglio, pensando di averci fatto godere. Sarebbero meravigliati di scoprire che non ci piace per niente. Fingiamo, perché fa parte del gioco, è compreso nel prezzo. Ma proviamo un disgusto indescrivibile per loro, prima ancora che per noi stesse. E’ uno strano rapporto che abbiamo con questi fantasmi notturni dalle facce tutte uguali: abbiamo bisogno di loro, perché ci permettono di vivere, ma non riusciamo a perdonargli il fatto di tornare ogni sera a cercarci. E loro non ci perdonano di conoscere i loro segreti: hanno bisogno di noi, ma in fondo ci odiano perché conosciamo le loro debolezze. Ritornano ogni sera perché solo qui possono trovare quello che cercano, ma poi ci disprezzano perché glielo diamo.
Ma davvero credete che possa piacerci? Pensate che se potessimo, non preferiremmo fare altro, essere ovunque tranne che piegate sui vostri sedili?
Le donne a volte sono anche peggiori. Ci giudicano dall’alto del loro perbenismo, fatto di vestiti firmati e case eleganti. Anche loro indossano i tacchi alti e qualche volta pure la minigonna, ma lo fanno per andare a cena al ristorante, insieme a uomini che restano in adorazione al loro passaggio. Ad alcune facciamo pena, e si chiedono che vita d’inferno è la nostra, ma altre ci giudicano e ci disprezzano, stando al caldo delle loro lenzuola pulite, dove negano ai mariti non solo un po’ di piacere, ma spesso anche il calore di un abbraccio. E non si rendono conto che spesso sono proprio loro a spingerli da noi. Certo da noi non cercano affetto, ma solo un piacere frettoloso, che possa farli sentire ancora uomini. Vengono, comprano, pagano e se ne vanno. Tornano ad adorare le loro mogliettine perfette, che li aspettano a casa con la cena pronta in caldo. Certo alla loro donna non farebbero mai quello che fanno a noi, perché di lei hanno rispetto. Lei è una donna vera, noi per loro siamo solo buchi con un po’ di carne intorno, senz’anima. Senza un passato e senza un domani.
Eppure ogni tanto c’è qualcuno che insieme ai soldi ci lascia un fiore e a volte anche una parola gentile.
Giusto per ricordarci che siamo donne anche noi.

Tutte le donne hanno diritto di essere rispettate.
Buona festa della donna

Immagine presa da http://www.today.it “Donano una mimosa alle prostitute che incontrano per strada” https://www.today.it/donna/trend/mimosa-prostitute-festa-donna.html

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13 risposte a "Storia di una donna"

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