Storie di fiori

I lillà

Lo vide entrare, come tutti i sabati, alla solita ora. Un sorriso, come sempre, e un complimento fatto con garbo, prima di ordinare il consueto mazzo di lillà. A dir la verità il complimento era una novità dell’ultimo periodo.

All’inizio, quando era entrato per la prima volta nel suo negozio, le era sembrato un tipo riservato, forse anche un po’ timido, di certo non un chiacchierone. Vestito con cura, ma non troppo tirato, sempre con colori ben accostati, non presi a caso dall’armadio. Non era riuscita a dargli l’età, perché aveva un viso giovanile, ma con l’aria di chi ha già visto molto più di quello che avrebbe voluto. Di certo non doveva essere molto più grande di lei, non sopra i 35. L’aveva incuriosita la scelta dei lillà, perché non sono fiori comuni, di quelli che si regalano normalmente; invece lui era entrato con sicurezza e si era diretto deciso verso i lillà, senza voler aggiungere nessun altro fiore.
Dopo quella prima volta era tornato ogni sabato, più o meno alla stessa ora, ordinando sempre un mazzo di lillà. Pian piano erano entrati in confidenza, cominciando col parlare del tempo e scambiando qualche battuta, ma sempre senza entrare nel personale. Lei non poteva negare di aver spesso pensato a lui tra un sabato e l’altro, un po’ per semplice curiosità, un po’ perché si era invaghita di quell’uomo affascinante e del suo romanticismo così fuori moda, ma deliziosamente adorabile.
Nell’ultimo periodo erano passati a darsi del tu e lui aveva iniziato a farle qualche complimento, sempre in maniera discreta, senza mai esagerare, accompagnandolo con un sorriso luminoso, che lei ricambiava senza difficoltà. Ma tra loro c’era il mazzo di lillà, o meglio, c’era la donna a cui era destinato. Ed era impossibile evitare di pensarci, perciò lei cercava di non farsi illusioni.
Quella mattina, però, c’era qualcosa di diverso, non avrebbe saputo dire cosa, ma lo sguardo di lui l’aveva messa quasi in imbarazzo. Mentre confezionava il mazzo di lillà si sentiva osservata, e ogni volta che aveva distolto gli occhi dai fiori, per guardarlo, si era accorta che la stava fissando; istintivamente gli aveva sorriso e lui aveva ricambiato con una dolcezza particolare nello sguardo, un’intensità diversa dal solito. Sembrava quasi che fosse più interessato a lei che ai lillà. Pensò che fosse solo una sua impressione, una speranza, o forse un’illusione, ma le diede il coraggio di parlargli, come non aveva mai fatto prima.

“Devono piacere molto i lillà alla tua ragazza. E’ fortunata ad avere un compagno così premuroso.”

Mentre parlava alzò gli occhi verso di lui per studiare la sua reazione, e sembrò che lo avesse messo in imbarazzo: aveva abbassato lo sguardo sui fiori e si era rabbuiato in volto. Seguì un silenzio imbarazzante, in cui lei continuò a sistemare i fiori, anche se aveva ormai finito la confezione, mentre si pentiva amaramente di aver parlato; non aveva il coraggio di guardarlo e sperava solo che entrasse un cliente per toglierla da quella situazione. Poi lui finalmente ruppe il silenzio.

“Erano i suoi fiori preferiti, per questo glieli porto tutte le settimane al cimitero.”

Lei rimase impietrita. Non sapeva se sentirsi sollevata da quella risposta o essere in imbarazzo per la gaffe che aveva fatto.

“Scusami, sono una stupida. Non avevo capito… Mi dispiace.”

“Non devi scusarti, non potevi saperlo.”

Il tono era gentile, ma molto formale, di colpo lui le sembrò lontanissimo. Tirò fuori i soldi per pagare e lei gli porse il mazzo di lillà. Avrebbe voluto dirgli qualcosa, ma non sapeva cosa, e si sentì infinitamente triste perché ebbe l’impressione che qualcosa si fosse rotto tra loro. Se mai c’era stata una scintilla nello sguardo che aveva notato poco prima, ora era sicura che non ci fosse più. Lui prese il mazzo di lillà e si avviò verso l’uscita, ma sulla porta si girò e restò a guardarla un attimo in silenzio, come se stesse pensando a cosa dire.

“Ti piacciono i lillà?”

“Moltissimo.”

“Allora questi sono per te, se li accetti. E’ ora che qualcuno si goda il loro profumo.”

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