Racconti a puntate

Il fazzoletto (terza parte)

Prima parte

Seconda parte

Mario continuò ad aspettare per anni, ripensando ogni tanto al vecchio e al suo fazzoletto, ma alla fine passò così tanto tempo che finì per scordarsene. Trascorsero gli anni, e la vita di Mario seguì il suo percorso. Ci furono cose belle e altre meno belle, come nella vita di ognuno: la gioia dei figli, dei nipoti, poi il dolore per la perdita della moglie in un incidente. Ma non ci fu neppure un giorno senza amore. 

Ora Mario si trovava in una camera d’ospedale, in quella stessa clinica in cui aveva conosciuto Daniele. I medici non avevano dato nessuna speranza ai figli: era questione di poco, qualche ora, forse qualche giorno, nessuno poteva dirlo. 

I due figli, che non si muovevano ormai da giorni dal suo capezzale, uscirono un attimo dalla stanza per andare a prendere un caffè. Mario aprì gli occhi e vide accanto a lui una figura sfuocata, che pian piano prese forma: era il vecchio del fazzoletto, esattamente identico a come lo ricordava. Gli stava sorridendo, e anche lui a sua volta gli sorrise.  «L’ho aspettata tanto, per poterla ringraziare. Poi ho immaginato che l’avrei rivista in questo momento». Il vecchio sorrise e rispose: «Lo so, sapevo che avresti capito». 

Mario raccolse le forze che gli erano rimaste e disse: «Grazie per avermi dato la possibilità di riconoscere l’amore e di poterlo vivere ogni giorno. Da quando ho capito, ho cercato in ogni modo di meritarmi il suo dono». Ma il vecchio disse: «Il dono non c’entra. Tu hai capito da solo che non esiste nessun fazzoletto magico, la magia sta nel nostro cuore, nel decidere che amare è la cosa migliore che possiamo fare». 

«Amare, è saper ascoltare, interessarsi agli altri, è allora che apriamo il nostro cuore». 
Il vecchio sorrise: «So che hai usato molto del tuo denaro per aiutare gli altri».

«La ricchezza in sé non è un peccato, è l’uso che se ne fa che può esserlo – aggiunse Mario – Ho avuto la fortuna di avere molto denaro e buona parte di quella fortuna ho pensato che fosse giusto usarla per aiutare gli altri». Prese fiato, perché sentiva che le forze lo abbandonavano, poi continuò: «L’amore non può limitarsi alle persone che ci sono care, amare la vita è qualcosa che ci permette di vedere il mondo a colori invece che in bianco e nero, di sentire ogni nota nella sinfonia dell’esistenza, assaporare il gusto della vita, percepire ogni suo profumo, e toccare con mano la sua profondità. Amare nonostante tutto, anche nel dolore, nei momenti bui, amare è l’unica scelta che abbiamo». Mario si era commosso mentre pronunciava quelle parole, gli occhi si erano velati di lacrime. Allora il vecchio tirò fuori un fazzoletto, gli asciugò gli occhi e, accarezzandogli il viso, gli disse: «Ora sei pronto per andare, vai sereno». 

Quando i figli tornarono poco dopo, trovarono Mario con un fazzoletto stretto nella mano e un’espressione di incredibile serenità. «Papà» provarono a chiamarlo…

Ma ormai Mario era già lontano. 

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16 risposte a "Il fazzoletto (terza parte)"

  1. cormi57 ha detto:

    Ma proprio un gran bel racconto! Sinceramente, complimenti.
    E ho iniziato subito a pensare…

    L’amor che move il sole e l’altre stelle (Paradiso, XXXIII, v. 145)… diceva Dante.

    E sarà l’amore che regola i rapporti fra gli esseri umani?, mi chiedo io…
    E fra l’essere umano e gli altri esseri viventi, quali animali e piante, sarà sempre l’amore a regolarne i rapporti?

    La mia opinione è questa:
    Gli esseri umani fra loro sono raramente regolati dall’amore, piuttosto sono invece regolati dall’utile. Io disapprovo questo atteggiamento, ma devo tristemente constatare sempre la priorità dell’utile rispetto all’amore, nei rapporti umani.

    Certo, se si tratta di rapporti economici, l’utile prevale sugli altri sentimenti, anche se disapprovo pure questo atteggiamento.

    La predicazione cristiana farebbe prevalere la solidarietà rispetto all’utile, …ma all’atto pratico, anche il buon cristiano pensa prima a se stesso e poi agli altri. Ma questo è umano, purtroppo, non si può biasimare né condannare.

    Quindi potrebbe essere l’egoismo, e non l’amore o l’utile, a regolare i rapporti umani. E questo è ancora più triste e deludente, dal mio punto di vista.

    Cosa rimane allora?
    Beh, finché si è giovani, è l’amore e la passione travolgente a dominare i rapporti fra sé e il resto del mondo.
    Da adulti, potrei dire che prevale l’utile e la soddisfazione dei propri bisogni, quali la necessità di sopravvivere, ad esempio.
    Da anziani, invece, a mio avviso, ci sono due possibilità:
    1) per chi è riuscito a mantenere rapporti di comunicazione con gli altri individui, prevale l’amicizia e la solidarietà.
    2) per chi ha fallito nei rapporti umani, prevale la contemplazione della natura e l’affetto sincero di un animale da compagnia

    Mah, ho espresso pensieri a briglia sciolta, …spero di non essere stato invadente. 🙂

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    • Assolutamente no, anzi mi ha fatto piacere leggere le tue riflessioni. Il racconto in questione è stato scritto dal mio compagno di blog… Qui siamo in due a collaborare, e questo lo ha scritto lui. A me piace moltissimo, e cerco di spronarlo a scrivere cose di questo tipo, perché gli riescono bene, secondo me. Lui invece vuol fare il duro… Gli farò leggere il tuo commento, e sono sicura che gli farà piacere.
      Grazie e buona domenica 🙂

      Piace a 1 persona

  2. Pingback: Il fazzoletto (seconda parte) | Centoquarantadue

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