Racconti

Storia di un’ombra

C’era una volta un’ombra. Era un’ombra come tante altre, che viveva da sempre attaccata ad un corpo di cui era il riflesso. Si considerava un’ombra fortunata, perché l’uomo che accompagnava era una bella persona, un uomo onesto, un gran lavoratore, una di quelle persone che non farebbero mai del male a nessuno. «Sono fortunata» pensava l’ombra mentre lo seguiva tutto il giorno nei suoi spostamenti. «Potrei essere l’ombra di un uomo malvagio, di un ladro o persino di un assassino. Invece sono l’ombra di una brava persona».

Certo la sua vita era un po’ monotona, i giorni scorrevano sempre uguali, casa, lavoro, famiglia, e poi da capo, casa, lavoro, famiglia. Tutti i giorni, dalle prime luci dell’alba fino al tramonto, l’ombra ripeteva senza troppo entusiasmo sempre le stesse cose. Ma in fondo, a lei andava bene così. Le ombre non hanno sogni né desideri, sono solo riflessi, e vivono di riflesso le vite dei corpi a cui appartengono.

Ma una notte, per uno strano sortilegio, mentre l’uomo dormiva, l’ombra si staccò dal corpo e prese vita. Sgattaiolò da sotto la porta di casa e uscì per la prima volta da sola. Che sensazione meravigliosa la libertà! La prima cosa che la colpì fu il cielo stellato: non aveva mai visto il cielo di notte, e l’emozione la lasciò senza fiato. Cominciò a girovagare in lungo e in largo, per tutte quelle strade che l’uomo non aveva mai percorso, forse perché non ne conosceva l’esistenza o forse perché aveva paura di percorrerle. L’ombra invece non temeva nulla, poteva persino volare come un nuvola nel cielo, e poteva farsi trasportare dal vento, perché non aveva il peso del corpo a limitarne i movimenti. Che emozione poter andare finalmente dove voleva…

Arrivò fino al torrente, in quel punto dove c’erano i sassi che sporgevano, là dove l’uomo non aveva mai voluto attraversare, per timore di cadere in acqua. Saltellò leggera da un sasso all’altro fino a raggiungere l’altra riva, e provò un senso di gioia incredibile. Passò così tutta la notte, vagando ed esplorando tutti gli anfratti dove l’uomo non aveva mai osato arrivare, finché vide le prime luci dell’aurora che spegnevano una dopo l’altra le stelle, e capì che era l’ora di rientrare. Si infilò sotto la porta di casa e raggiunse la camera da letto, proprio mentre l’uomo stava per alzarsi come ogni giorno.

E come ogni giorno l’ombra riprese il suo posto a fianco dell’uomo, ma questa volta la giornata le sembrò meno monotona del solito. Continuava a pensare alla notte passata, a tutte le cose nuove che aveva visto e che aveva fatto, e mentre affrontava insieme all’uomo le solite incombenze quotidiane, fantasticava su quello che avrebbe fatto la notte seguente.

Finalmente arrivò la sera, l’uomo andò a dormire e l’ombra poté prendere di nuovo vita e uscire da sola nella notte stellata. C’era una splendida luna piena che illuminava tutto il paesaggio intorno alla casa. L’ombra guardò i campi, accarezzati dalla luce della luna, e provò il desiderio di passarvi in mezzo. L’uomo non aveva mai tempo durante il giorno di correre in mezzo ai campi e di sdraiarsi tra i fiori, ammirarne i colori e assaporarne il profumo. Troppe cose da fare. Ma l’ombra ora poteva farlo e lo fece. Certo i colori alla luce della luna non erano vividi come di giorno, ma il profumo era ancora più intenso.

Poi sentì il desiderio di tornare al torrente, per attraversarlo come la notte precedente, e in un attimo, trasportata dal vento, arrivò fino al punto del guado. Saltellò lieve sui sassi del torrente e arrivò dall’altra parte. E qui si accorse che c’era un’altra ombra, senza corpo proprio come lei, ma era l’ombra di una donna. Si avvicinò piano, per non spaventarla.

«Da dove vieni?» le chiese.

«Da lontano» rispose lei.

«Lontano quanto?»

«Che importanza ha? I corpi a cui apparteniamo possono essere lontanissimi, ma noi ora siamo qui. E’ solo questo che conta.»

L’ombra dell’uomo pensò che aveva ragione. Cominciarono così a parlare delle loro vite, o meglio, delle vite dei loro corpi, e scoprirono che entrambi conducevano un’esistenza abbastanza monotona nella vita di tutti i giorni: casa, lavoro, famiglia. Non che fossero infelici, in realtà fino ad allora non si erano mai posti il problema, ma questa nuova vita parallela, che avevano scoperto, piaceva molto ad entrambi. Continuarono a parlare e a scherzare tutta la notte, fino all’aurora, quando entrambi si resero conto che era ora di rientrare. Ma si diedero appuntamento per la notte seguente, sempre nello stesso punto del torrente.

Di nuovo l’uomo non si accorse di nulla, si alzò come ogni giorno e come ogni giorno la sua ombra lo accompagnò fedele in ogni momento, fino al tramonto. E la notte, appena l’uomo ebbe preso sonno, l’ombra uscì nuovamente e andò all’appuntamento con la sua nuova amica. Dopo quella notte ce ne furono tantissime altre in cui le due ombre continuarono a chiacchierare e scherzare tra loro, scoprendo di avere tante cose in comune e di essere davvero molto simili. Sapevano benissimo, però, che non avrebbero mai potuto avere una loro vita, perché ognuna delle due ombre era strettamente legata al corpo di cui era il riflesso, e i due corpi erano lontanissimi, appartenevano a due mondi diversi.

Ma gli incontri notturni erano per entrambi fonte di gioia e di consolazione, e tanto gli bastava. Il pensiero di quel poco tempo passato insieme a parlare, rendeva le ore diurne meno lunghe e noiose, e le incombenze quotidiane meno pesanti. Quel piccolo angolo tutto per loro era qualcosa di molto simile alla felicità.

Una notte però accadde qualcosa. Proprio mentre l’ombra stava sgattaiolando fuori da sotto la porta, sentì una voce alle sue spalle.

«Dove stai andando? Me ne sono accorto, sai, che esci ogni sera, non appena mi addormento».

A quelle parole l’ombra, colta sul fatto, si sentì terribilmente in colpa, poi si fece coraggio e cominciò a raccontare all’uomo delle sue scorribande notturne, delle corse in mezzo ai campi, del torrente, e dell’ombra che aveva conosciuto proprio lì, sull’altra riva. Raccontò di come fossero diventati amici e di come questa amicizia fosse diventata importante per entrambi, al punto che nessuno dei due voleva più rinunciarvi.

«In fondo non faccio niente di male: esco solo di notte, ma tutte le mattine sono qui per te, e ti seguo tutto il giorno. So che questo è il mio compito, e non ho intenzione di sottrarmi. Ti chiedo solo di poter assaporare di notte un po’ di quella libertà che non posso avere di giorno».

«E chi mi dice che prima o poi non deciderai di andartene per sempre?»

«Sono la tua ombra, no? Tu sei un uomo onesto, giusto e buono, e io non posso essere diversa da te. So quali sono i miei doveri, e se mi lascerai la libertà di sognare, io sarò sempre qui per te, ogni giorno, al tuo fianco».

L’uomo rimase in silenzio, si avvicinò alla porta di casa e la spalancò. L’ombra gli passò davanti, si fermò un attimo sulla soglia e poi volò via nel vento, in direzione del torrente. L’uomo la guardò allontanarsi, illuminata dalla luce della luna, e nel silenzio della notte sentì risuonare il rumore dell’acqua, mentre nell’aria notò il profumo intenso dei fiori di lavanda, come di giorno non l’aveva mai sentito. Per un breve attimo provò invidia per la sua ombra, ma poi si rese conto che era davvero stanco ed era ora di andare a dormire.

«Ci vediamo domattina» disse in un sussurro, e mentre chiudeva la porta avvertì ancora una volta il profumo dolce della notte, e sorrise.

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43 risposte a "Storia di un’ombra"

  1. Alessandro Gianesini ha detto:

    Sì, bella. Quasi una favola per bambini… grandi!
    Tutto un altro modo di raccontare, uno stile diverso. E se fosse stato lui a scrivere una cosa tanto diversa, sarebbe davvero molto bravo, quindi per la regola del rasoio di Occam, è più facile pensare che sia tu l’autrice!

    Brava! 👏👏👏

    Piace a 1 persona

  2. Pingback: Storia di un’ombra – L'Occhio Del Cane

  3. Racconto interessante che si prefigge di svelare il mistero dell’ombra.
    Ombra che non è altro che il nostro inconscio, il luogo sotterraneo dove si celano i desideri misconosciuti e dimenticati nella realtà del quotidiano ma che, in alcuni momenti della vita, possono riaffiorare prepotenti per chiedere di essere realizzati.
    Sta a noi porgere attenzione e come minatori immergerci in quel luogo sotterraneo superando la paura di incontrare noi stessi.

    Piace a 1 persona

  4. Pingback: Sunshine Blogger Award | Centoquarantadue

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