Racconti

Desideri

Era la prima estate che Salvatore passava lontano dalla sua Sicilia. Gli mancava il profumo dei limoni, la luce abbagliante del sole che veniva a svegliarlo la mattina, attraverso le persiane, e lo accompagnava fino a sera svanendo nel rosa del tramonto; gli mancava il suo mare, quel blu sconfinato e luccicante, increspato dalla brezza che ne esaltava tutte le sfumature, dal verde quasi trasparente dei fondali più bassi, fino al cobalto dell’orizzonte, dove le barche veleggiavano come sospese nel cielo. Erano ormai otto mesi che si era trasferito. Gli amici lo avevano incoraggiato, o forse preso in giro, dicendo che in fondo era un’isola anche quella dove stava andando.

«Lo troverai anche là il mare, e il sole è lo stesso che sorge e tramonta qui»
Del resto lo sapeva, Salvatore, che con la sua laurea avrebbe dovuto lavorare all’estero, perché in Italia non c’era richiesta di quel tipo di ingegneri. Non credeva, però, di dover andare così lontano. Ma l’Irlanda non era male, dopotutto. Un po’ fredda durante l’inverno, grigia e brumosa, però adesso, con l’arrivo dell’estate, il clima si era fatto più mite, le scogliere illuminate dal sole offrivano il verde brillante dei prati, su cui era gradevole camminare, ascoltando il rumore del mare che si infrangeva sugli scogli; era una sensazione unica guardare il mare da lassù, sembrava di essere ai confini del mondo, e quando poi il mare si accendeva dei colori del tramonto, il silenzio era rotto solo dal rumore del vento. Eppure Salvatore avrebbe voluto essere altrove.
La notte di San Lorenzo era sempre andato in spiaggia con la sua Lia, a guardare le stelle, in quella piccola caletta dietro casa sua, riparata dal vento; stendevano i teli sulla sabbia e si sdraiavano abbracciati, cercando le stelle cadenti per affidare i loro desideri al cielo. E poi facevano il bagno di mezzanotte.
Invece quella sera Salvatore era solo, seduto sulla scogliera, con un giubbotto a ripararlo dal freddo della notte, e guardava il cielo, cercando le stelle e pensando a Lia.
Lo aveva lasciato partire, Lia, con la promessa che sarebbe tornato a prenderla una volta sistemato. Anche lei sapeva che non c’era altra possibilità per loro, se volevano avere un futuro. Non le piaceva l’idea di lasciare il suo paese, dove era nata e cresciuta, per andare così lontano, ma con Salvatore sarebbe andata in capo al mondo. Dopotutto l’importante era stare insieme, non importava dove.
Quella sera anche lei era vicina al mare, a guardare il cielo, in cerca di stelle cadenti. Era nella loro spiaggetta, con il solito vecchio telo che aveva visto i loro baci appassionati nelle notti d’estate, e aveva ascoltato tutte le promesse che si erano scambiati fin da ragazzi. Lia guardava il cielo e le sembrava impossibile che a miglia di distanza Salvatore vedesse quelle stesse stelle che pulsavano sopra di lei. Salvatore, intanto, cominciava a sentire qualche brivido lungo la schiena, per via del vento che sferzava la scogliera; non era certo lo scirocco della sua Sicilia, ma cercava di resistere per poter vedere almeno una stella cadente.
Poi, all’improvviso, un bagliore illuminò uno spicchio di cielo, e una scia luminosa precipitò nel mare. Anche Lia vide la stessa scia luminosa attraversare tutto il cielo rischiarando il buio della notte per un attimo, e poi spegnersi all’orizzonte.
Salvatore chiuse gli occhi ed espresse in silenzio il suo desiderio, mentre Lia faceva la stessa cosa, anche lei con gli occhi chiusi. Entrambi provarono uno strano brivido ed ebbero la sensazione che l’aria fosse improvvisamente cambiata intorno a loro. Quando aprì gli occhi, Salvatore rimase a bocca aperta: non c’erano più le scogliere battute dal vento del nord, ma la piccola spiaggetta dove era solito andare con Lia. Si guardò intorno, credendo di sognare, ma era veramente a casa, su quella sabbia fine che ben conosceva; sentì il rumore della risacca e girandosi vide la schiuma del mare che risplendeva bianca alla luce della luna.
Lia invece aveva avuto una brutta sorpresa quando aveva riaperto gli occhi: si era ritrovata in un posto sconosciuto, con un vento impietoso che agitava il mare e lo faceva apparire spaventoso alla luce della luna. Guardando in basso, giù dalla scogliera, vedeva onde altissime e minacciose che si infrangevano sulle rocce, tra il fischiare del vento. Dove diavolo era finita? Il vestitino di lino leggero che indossava non era sufficiente a scaldarla e l’ansia per quella situazione assurda aumentò le sue paure. Pensò all’ultima cosa che ricordava di aver visto, prima di chiudere gli occhi: aveva seguito la stella cadente nel suo breve viaggio e aveva espresso il desiderio di essere anche lei in Irlanda, dove si trovava Salvatore. Possibile che la stella avesse davvero esaudito il suo desiderio? Dunque quella era l’Irlanda? Diavolo che freddo che faceva, e come era brutto il mare! Mentre era lì che rimuginava su questi pensieri, fu avvolta alle spalle da un abbraccio familiare che la riscaldò immediatamente. Riconobbe subito il profumo di Salvatore, ma si girò per avere la conferma, e quando lo vide lì di fronte a lei che sorrideva, gli gettò le braccia al collo e lo baciò prima ancora che potesse parlare. Poi restarono abbracciati e Lia raccontò la strana esperienza che aveva vissuto.
«Sono felice di averti raggiunto, anche se l’Irlanda non è molto ospitale»
«Veramente sono io che ti ho raggiunta. Anche io avevo espresso un desiderio quando ho visto la stella, ed era di poter essere a casa, in Sicilia. Ma quando sono arrivato lì, tu non c’eri. Allora ho capito cosa dovevo fare»
«Quindi cos’hai fatto?»
«Ho cercato un’altra stella cadente e ho espresso un altro desiderio»
«E cos’hai chiesto?»
«Di poter essere insieme a te, dovunque tu fossi»
Salvatore strinse più forte Lia e la baciò teneramente, mentre il buio della notte s’illuminava delle ultime stelle cadenti. Ma a loro ormai non interessavano più, perché non c’era nient’altro che potessero desiderare.

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2 risposte a "Desideri"

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