Racconti a puntate

La storia di noi due #77

Qui trovi tutti gli episodi

Erano passati due anni dal giorno in cui Sara era partita e Marco aveva detto ad Anna tutta la verità sui suoi sentimenti; la sua vita era cambiata da un giorno all’altro, tutte le sue paure si erano avverate. Aveva dovuto fare i conti con le conseguenze delle sue azioni. Due anni che non erano stati facili e avevano portato tanti cambiamenti, momenti dolorosi, ma anche giorni di una rinnovata felicità.
Seduto su una panchina, Marco stava osservando distrattamente il passeggio, e rifletteva su tutto quello che era successo, rivedeva mentalmente ogni attimo della sua storia, ripensando se avesse potuto agire diversamente. Quello che aveva capito subito, quel giorno, uscendo di casa, era che, comunque fossero finite le cose, sarebbe stato felice solo a metà; perdere Anna o Sara sarebbe stato perdere una parte importante di sé, e avrebbe in ogni caso sofferto per la mancanza di una delle due donne che amava.
Erano stati giorni bui e pieni di angoscia: non sopportava di aver perso la stima e la fiducia di Anna, e non aveva neppure la consolazione della presenza di Sara, perché era lontana e irraggiungibile.
In quei momenti si era domandato cosa sarebbe stato della sua vita e se fosse giusto essere puniti per aver amato. Aveva cercato di sfruttare la solitudine e la lontananza di entrambe le donne che sentiva di amare, per capire meglio i suoi sentimenti, ma ogni volta che cercava di arrivare a una scelta, sentiva che non era in grado di decidere. Ed era arrivato a pensare che tutto il dolore che provava fosse la giusta punizione per la sua incapacità di scegliere.
Mentre rivedeva mentalmente tutto il travaglio di quei giorni, seduto su quella panchina, non poteva fare a meno di pensare a quanto fosse cambiato, a come si fosse trasformato giorno dopo giorno, in maniera impercettibile, ma anche profonda, modificando le sue convinzioni, il suo modo di pensare e di agire. Ora comprendeva quanto può cambiarti l’amore per qualcuno.
Alla fine aveva puntato tutto senza avere niente in mano, aveva bluffato, come in una partita a poker, più per disperazione che per ragionamento. E la scelta finale l’aveva fatta il destino, erano state le circostanze a decidere per lui. Lui si era limitato a seguire il flusso degli avvenimenti.
Non che adesso non fosse felice, anzi, le cose andavano benissimo, non poteva lamentarsi, ma non era completamente sereno e sapeva che non avrebbe mai più potuto esserlo del tutto. Il rimorso per il dolore che aveva procurato era la giusta pena che avrebbe scontato per il resto della sua vita. Era come un’ombra sulla sua felicità, che soltanto la presenza di lei riusciva a far sparire, come spariscono le ombre quando il sole è a picco; ma appena si ritrovava solo, come ora su quella panchina, i ricordi avevano il sopravvento, ed era inevitabile pensare a quello che aveva perso e al dolore che aveva causato.

Sentì i passi di lei che si avvicinavano alle sue spalle, ma fece finta di non accorgersene, perché a lei piaceva arrivare di soppiatto per fargli una sorpresa, e lui adorava vederla felice. Sentì le sue braccia intorno al collo e il suo viso che gli accarezzava la guancia.
“Ti sono mancata?” disse scherzando.
“Già qui? Hai fatto prima di quanto pensassi.”
Si girò e le sfiorò le labbra con un bacio. Lei fece il giro della panchina e si fermò davanti a lui, gli prese le mani e restò a guardarlo sorridendo.
“Che sguardo triste che hai… brutti pensieri?”
Marco pensò che i brutti pensieri sono come le nuvole, che a volte arrivano veloci e poi se ne vanno via alla stessa velocità, altre volte si fermano, e sembrano non voler più andarsene, ma alla fine il sole ritorna. La guardò e pensò che era bellissima, come la prima volta che l’aveva vista.
Così si alzò, le spostò il ciuffo di capelli dal viso, la strinse a sé e la baciò di nuovo.
“Spariti” disse sorridendo.
“Bene, allora muoviamoci, che stasera viene Enrico per cena, e voglio preparare il suo dolce preferito.”
E così, tenendosi per mano, si erano avviati verso casa.

FINE

Standard