Passo a due estivo

Uomini e donne in vacanza (5)

Oggi ci spostiamo in montagna, dove si sta anche più freschi. Personalmente la preferisco, soprattutto perché non costringe a stare gomito a gomito con vacanzieri chiassosi e molesti. L’unico contatto che si ha con altri esseri umani, di solito, avviene in albergo e si limita per lo più al momento dei pasti. Anche qui, come al mare, le tipologie sono tante, e cercheremo di analizzare le più comuni.

L’escursionista esperto

Lo vedi già alla sera, quando, dopo aver cenato, comincia a preparare il percorso per l’indomani. Ha la faccia da esperto, i gesti e la sicurezza di chi la montagna la conosce, e tu, che non sai niente di scalate e arrampicate, lo guardi con ammirazione, mentre nella sala comune dell’albergo prepara con meticolosità il percorso dell’indomani: controlla il meteo, ora per ora, non vuole imprevisti, sa che la montagna può riservare sorprese. Ogni tanto lo vedi chiedere informazioni alle persone del posto, tutto deve essere preparato meticolosamente.
Alle 5 di mattina, mentre tutti ancora dormono, lui è già pronto per la scalata. Vestito di tutto punto, scarpe giuste, vestiti adeguati per qualsiasi imprevisto: anche se siamo d’estate e ci sono 25 gradi, lui è preparato a una notte al gelo a -10°. Sembra quasi Messner in partenza per l’Everest. Presi i panini preparati dalla cucina per i mattinieri come lui, parte verso chissà quale avventuroso percorso, irto di difficoltà.
La stessa mattina, un po’ più tardi, ti svegli anche tu e scendi a fare la tua bella colazione abbondante, attardandoti a chiacchierare, e solo dopo le 10 cominci la tua bella camminata tranquilla, vestito da spiaggia: hai scelto il percorso più semplice, quello col simbolo adatto alle carrozzine, perché sei un principiante e vuoi solo rilassarti. Una bella camminata in mezzo ai boschi, cercando di liberare i polmoni dallo smog accumulato in città, ma senza nessuna difficoltà. Ed ecco che da un sentiero laterale vedi sbucare l’esperto escursionista, con attrezzature da migliaia di euro, impegnato anche lui nel tuo stesso percorso. Quando ti vede e ti riconosce, ti sorride e ti saluta, un po’ imbarazzato. «E’ il primo giorno – dice – bisogna prepararsi con calma per i percorsi più impegnativi» Probabilmente è dalle sei che va avanti e indietro su quel sentiero per boy scout, forse si è pure perso e non sa tornare in albergo… Chissà se in quel grosso zaino che porta sulle spalle ci sono anche delle corde: quasi quasi lo lego a un albero e lo lascio lì.

La moglie dell’escursionista

La vedi già alla sera, da come guarda il marito, che a lei della sua passione per le escursioni non può fregargliene di meno e non vuole in nessun modo esservi coinvolta. Anzi, lo guarda con una certa aria di compassione mentre prepara il percorso, e quando lui si dilunga a spiegare per l’ennesima volta la strada che farà, lei si limita a fare qualche cenno di assenso con la testa, ma preferirebbe dare testate contro il muro invece che starlo ad ascoltare. Si è fatta trascinare dalla passione del marito quando erano ancora fidanzati, perché si sa, all’inizio non si sa dire di no: è andata con lui un paio di volte, dopodiché ha sempre accampato nuove scuse. Si è comprata anche un libro: “Mille scuse per sopravvivere all’appassionato di montagna”. Dopo la quindicesima, lui si è arreso. Le altre 985 scuse lei le ha usate il sabato sera, in alternativa al mal di testa… Appena vede che lui comincia ad aprire la cartina per preparare il percorso da fare, lei si allontana rapidamente con qualche scusa e a volte, mentre scappa dal marito, le capita di incrociare lo sguardo di qualche altro ospite dell’albergo, magari solo, magari di bell’aspetto, e magari ci scappa un sorriso malizioso…
La mattina la moglie rimane a letto, mentre il marito si prepara, e fa finta di dormire profondamente, anche se lui ha fatto tanto rumore da svegliare tutto l’albergo. Ma guai se si accorgesse che è sveglia: comincerebbe di nuovo a riassumerle il suo percorso. Quando è pronto per andare, il marito guarda la moglie con espressione di compatimento, pensando che è una follia rimanere a letto; la moglie cerca di riaddormentarsi, pensando che è una follia alzarsi alle cinque del mattino per andare a camminare.
La signora si alza poi verso le nove e con tutta calma va a fare colazione, dopo essersi adeguatamente truccata, nella speranza di rivedere il bel tipo a cui aveva sorriso la sera prima. Il caso vuole che s’incrocino sulle scale: anche lui sta scendendo per la colazione e la saluta con un sorriso che promette bene.
«Sola?»
«Sì, mio marito è andato a camminare»
«Fa bene fare del movimento al mattino.»
Lei lo guarda, sorride, e in un attimo decidono di rimandare la colazione.
E’ proprio vero che fa bene un po’ di movimento al mattino: non è come un’arrampicata, ma alla fine un po’ di fiatone c’è.

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32 risposte a "Uomini e donne in vacanza (5)"

  1. Spero che non si offenda…
    😀
    … ma sembra proprio il ritratto di mio fratello.
    Va in montagna con moglie e figlia, si prepara come se stesse partendo per Kabul, parte prima degli sherpa, e poi si fa i selfie mentre alle 10 di mattina si mangia il paninazzo in qualche posto che conosce solo lui.

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  2. Con la montagna ho più esperienza.
    Innanzitutto, c’è gente che in albergo proprio non ci va e si affitta una casupola, però con vista stupenda e terrazzo abitabile per aperitivo al tramonto, per leggere o, e questa è una seccatura, per stendere i panni lavati a mano alla c* di c*.
    I programmi si fanno la sera, dopo essere passati alla proloco per le previsioni della stazione meteo locale e spesso dopo lunghe ed estenuanti negoziazioni, con la carta spalmata sul tavolo della cucina e poi la si compra l’occorrente per fare i panini sul posto che si sceglie per fermarsi, ci si cosparge di crema SPF 50 (dopo qualche giorno si passa a 30) e ci si equipaggia di altre cose. Ognuno ha il suo zaino e può essere, eventualmente, indipendente.
    Poi, tra l’escursionista esperto (bellissimo l’incontro “imbarazzante”) e il principiante ci sono tanti altri tipetti, ma lasciamo stare.
    Nel nostro caso, è il marito che ha imparato dalla moglie (che da 5 anni indossava scarponi per tutta l’estate), ma poi si è esaltato e l’ha superata, così lei deve supplicarlo di non darsi a imprese troppo azzardate. Lei (io) da quasi vent’anni ha una malattia cronica alle arterie che le consente un’autonomia di cammino piuttosto limitata: deve tener conto del tempo per l’andata e per il ritorno, perché la sosta non serve a niente, e i piedi fanno male.
    Peccato, prima facevo camminate molto lunghe (anche 8-9 ore, quasi mai pericolose), ma poi l’ho presa con filosofia e faccio il boy-scout: leggo, faccio fotografie, attacco chiacchiera, prendo aria buona e se mi va anche un po’ di sole.
    Poi, e questa è quasi una certezza, in montagna il pomeriggio verso le 16 inizia a piovere…
    Si va all’emporio e poi il marito cucina. Pure! 😀

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      • Anzi, ci fa piacere sentire l’opinione di una vera esperta. Noi ci abbiamo riso su, ma in realtà siamo camminatori della domenica, e abbiamo esperienze solo alberghiere. Il fatto è che mi capitò davvero, anni fa, di vedere uno di questi personaggi, armato di tutto punto, che camminava nei boschi dove io ero andata con i bambini e le scarpe da ginnastica.

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      • Ah, ma li abbiamo visti anche noi, magari andando a trovare gruppettoni di amici che stavano in albergo. Però devo dire che li ho sempre considerati molto impulsivi e imprudenti. Per loro fare una ferrata – solo quelle, cercavano – era come andare al Luna Park.
        Non è (solo) quella la montagna! Non è solo un fatto di prestazioni.
        Io mi sono vagamente lamentata di aver avuto gli scarponi ai piedi dai cinque anni in poi, ma mia figlia l’ho fatta cominciare a 18 mesi.
        E comunque ero incinta di 5 mesi ed eravamo in montagna in una pensioncina ai confini con l’Austria, dove non potevi scegliere cosa mangiare e gli orari erano rigidissimi.
        Ci tornammo anche l’anno dopo, quando mia figlia aveva 6 mesi e cercava di mangiarsi i fiori, ahahah

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      • Töpffer è un didatta e disegnatore ginevrino vissuto nella prima metà dell’Ottocento. Avrebbe desiderato fare il pittore, seguendo le orme paterne, ma una malattia agli occhi gli impedì di dedicarsi professionalmente alle arti figurative. Fondò allora un collegio, per i cui allievi scrisse brevi racconti illustrati, arguti e divertenti; quelli contenenti le descrizioni dei diversi tipi di personaggi incontrati durante le gite in montagna sono passati giustamente alla storia. Fra parentesi, per lo stile dei suoi disegni Töpffer è considerato un precursore del fumetto.
        Samivel è il nome d’arte di Paul Gayet-Tancrède, scrittore, illustratore e molte altre cose, nato nel 1907 a Parigi e morto nel ’92 a Grenoble. Fra l’altro, continuò l’antologia dei “tipi da montagna” iniziata da Töpffer, con l’intento di aggiornarla. Spassosissima.

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